ASCOLI PICENO – Guido Castelli contro la Corte Europea. O viceversa, che è la stessa cosa. Il sindaco di Ascoli nella mattinata odierna, venerdì 13 novembre, ha emesso una ordinanza, che sarà pubblicata il giorno successivo, «volta ad inibire gli effetti della sentenza con cui, lo scorso 3 novembre, la Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha disposto il divieto di esposizione del crocifisso nelle scuole».
«Il crocifisso esprime – scrive Castelli – in chiave simbolica, l’origine religiosa di valori propri della Costituzione Repubblicana. Mi riferisco alla libertà, al rispetto reciproco, alla valorizzazione della persona, alla solidarietà ed al rifiuto di ogni discriminazione. Del resto, già la sentenza della VI Sezione del Consiglio di Stato n. 556 del 13 febbraio 2006 ha stabilito che l’apposizione del crocifisso nelle aule “non appare censurabile rispetto al principio di laicità dello Stato italiano” essendo “simbolo idoneo ad esprimere l’elevato fondamento dei valori civili, che sono poi i valori che delineano la laicità nell’attuale ordinamento dello Stato”».
«Partendo da queste premesse e considerato che il Governo Italiano ha già presentato ricorso contro la sentenza della Corte Europea – continua il primo cittadino del capoluogo piceno – ho ritenuto doveroso adottare un’ordinanza che va nel senso di difendere le nostre radici civili e storiche da un’aggressione stolta ed inaccettabile sotto ogni profilo».
«Per queste ragioni e condividendo l’iniziativa del Governo ho disposto – attraverso un’ordinanza che verrà pubblicata domani – che nelle aule delle scuole del comune di Ascoli venga mantenuta l’esposizione del crocifisso perlomeno fino all’esito del Ricorso alla Corte europea espletato dallo Stato Italiano. Tutto questo salvo altre e diverse disposizioni che verrano adottate qualora l’evoluzione della situazione normativa imponesse ulteriori interventi».

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