ASCOLI PICENO- Non si placano le polemiche tra i rappresentanti interni di Sdl e Ugl Manuli e i confederali Cgil, Cisl e Uil all’indomani dell’infuocata assemblea di martedì scorso convocata per permettere agli operai di votare tramite referendum a scrutinio segreto l’ipotesi di accordo sottoscritto nei giorni precedenti a Roma tra l’azienda, le istituzioni e i sindacati, e che prevede il reintegro di 140 operai nella produzione e ammortizzatori sociali pari a 3,7 milioni di euro per gli oltre 200 lavoratori rimasti fuori.

La riunione, voluta da Cgil, Cisl e Uil è stata da subito contrassegnata da uno stato di agitazione totale, con buona parte degli operai che si sono scagliati contro i dirigenti dei tre maggiori movimenti sindacali, costringendo perfino uno di loro ad uscire dalla sala scortato dalla Polizia. Al termine del “dibattito”,  l’accordo è stato bocciato per alzata di mano da parte di tutti i lavoratori presenti.

«La nostra intenzione era quella di spiegare ai lavoratori, con calma e serietà, come si è arrivati a quell’accordo. – spiega Ubaldo Falciani della Cgil – ma non è stato possibile. C’è chi fa di tutto per impedire di parlare e crea un clima di agitazione».

Durante l’assemblea pare che non fossero presenti tutti gli operai della Manuli, ma che vi fossero infiltrati anche ragazzi appartenenti a schieramenti politici estremi, pur se opposti.
«Doveva essere un’assemblea democratica, perciò non potevamo e non volevamo impedire la partecipazione a nessuno», spiega ancora Falciani.

Nel frattempo però il Coordinamento del lavoratori, e con esso Sdl e Ugl, rimandano le accuse al mittente e contrattaccano. «Il coodinamento dei lavoratori – si legge in una nota – rigetta le incredibili accuse mosse da un delegato della Cgil ascolana, Falciani, che all’Ansa ha detto che la responsabilità del mancato accordo per la Manuli e addirittura del licenziamento ricade sul Coordinamento». Il rappresentante del Sdl Andrea Quaglietti aggiunge che «la responsabilità ricade esclusivamente sull’azienda e su quelle organizzazioni che la sostengono», e ancora si legge: «la Cgil chi difende?».

Falciani replica sostenendo di «non aver mai usato i termini riportati, ma che è stata estrapolata una frase da un contesto, creando così ancora di più tensioni.»
«Tra l’altro questa cosa l’ho già chiarita con i lavoratori», continua Falciani che aggiunge: «A me sembra che molti stiano giocando a gettare, anziché acqua, benzina sul fuoco. E da questa situazione chi ci rimette sono i lavoratori. Io rimango del parere che non è democratico non far parlare i diretti interessati, e che il clima che si è creato non ha dato modo di spiegare come si è arrivati a quell’accordo, che era poi il motivo della convocazione dell’assemblea. Se qualcuno ha delle proposte alternative le faccia pure, ma io ribadisco che è stato fatto tutto quanto era nelle nostre possibiltà. Se qualcuno -conclude- crede che esista una legge in base alla quale lo Stato si debba addossare l’azienda si sbaglia

Infine l’Ugl in una nota chiede che venga preso atto della votazione dei lavoratori e si lavori per la riapertura del tavolo sindacale al Ministero dello Sviluppo Economico: «Cgil, Cisl e Uil prendano atto della volontà di lavoratori, rispettino la democrazia sindacale e chiedano anche loro la riapertura delle trattative con la Manuli; facciano meno polemiche e la smettano di andare contro i lavoratori»

In caso l’azienda dovesse inviare le lettere di licenziamento si aprirebbe uno scenario non certo ideale per gli operai, che perderebbero anche una parte degli ammortizzatori previsti nell’accordo. Ma per Quaglietti «nel caso partissero i licenziamenti noi faremo ricorso e denunceremo l’azienda.»

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