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ALBA ADRIATICA – Rabbia e paura, rabbia e sfiducia: questi sono i sentimenti “a caldo” della cittadinanza di Alba Adriatica e della costa teramana (Qui le immagini delle proteste in strada di giovedì sera). L’omicidio di Emanuele Fadani, morto a 37 anni per un’aggressione dovuta a futili motivi, tocca un nervo scoperto, quello della convivenza fra la comunità locale e la comunità rom. Tre giovani rom sono indagati per concorso in omicidio volontario, aggressione aggravata dai futili motivi.
Una comunità ormai storica in questa parte del teramano, stanziale e non certo nomade. Famiglie con la cittadinanza italiana, persone cresciute ad Alba, che hanno frequentato le scuole ad Alba. Che hanno le proprie case ad Alba, case che da più parti, con rancore, vengono definite “lussuose, troppo lussuose”.

La rabbia per la morte di Fadani e di Antonio De Meo tre mesi prima, entrambi caduti sotto i colpi di aggressioni vili perchè collettive, e folli perchè ingiustificate, crea un abisso fra le due comunità. Un abisso difficile da ricucire, e drammatico perchè separa fra loro anche le brave persone, gli italiani spaventati e i rom bravi e operosi che pure ci sono.

Ma ad Alba ce l’hanno tutti con loro: li definiscono prepotenti, pericolosi, diversi. E la gente ha paura, non ha solo rabbia. Paura perchè non vuole esporsi davanti a una telecamera, ma a microfono spento ti dice a chiare lettere che non oserebbe mai mettersi contro la comunità rom perchè “quelli quando ti prendono di mira vengono da te in cinque contro uno, litighi con uno e te ne vengono contro dieci, anche se hai ragione”.

La gente ha sfiducia, non solo rabbia. Sfiducia perchè anche se i presunti responsabili vengono subito presi dai Carabinieri, resta quel senso di impunità che in molti percepiscono. “Se io onesto commerciante italiano faccio una piccola infrazione, le forze dell’ordine vengono da me ed è tutta una multa, tutta una spesa.”. Questa è un’altra delle frasi che ascolti spesso girando per le strade della graziosa cittadina balneare, ferita e sconvolta. “Quelli invece hanno i macchinoni, se ne vanno in giro con i vestiti firmati, hanno case che noi ci sogniamo, e alcuni prendono pure i sussidi dal Comune. Ma come fanno ad essere così ricchi?”, aggiungono altri passanti. “La giustizia non ci tutela, quando la gente delinque esce di galera praticamente subito”, ribadiscono altri.
Ci colpisce il discorso di un cittadino fra tanti, che ci dice con rammarico: «Una volta i Rom qui da noi avevano anche qualcosa di folcloristico, se ne andavano in giro con il cavallo e il carretto, ti rubavano la gallina in campagna o ti chiedevano i ferri vecchi. Erano quasi romantici. Oggi non è più così, oggi devi stare attento mentre bevi una birra con i tuoi amici o mentre cammini per strada. Rischi che per uno sguardo sbagliato ti ritrovi contro i loro giovani, tutti palestrati e aggressivi. E pericolosi. No, così non si può andare avanti».

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