SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Tutti (o quasi) contro il dirigente Giovanni D’Angelo. All’Istituto Alberghiero “Buscemi” di San Benedetto, infatti, il personale docente e “Ata” (ovvero bidelli e personale di segreteria) hanno proclamato, dall’11 novembre, lo stato di mobilitazione, causato da aspri diverbi, sorti nel corso degli ultimi due anni scolastici, circa i rapporti contrattuali relativi al cosiddetto “salario accessorio” (ovvero quella parte di compenso che non rientra nel salario derivante dalla contrattazione nazionale: si fa riferimento ai progetti extracurriculari del Piano di Orientamento Formativo). Non bruscolini: 160 mila euro (naturalmente lordi e da suddividere tra tutto il personale) all’anno.
Il motivo della contesa è stato spiegato quest’oggi nel corso di una conferenza stampa alla quale erano presenti tutti i rappresentanti sindacali scolastici (ad eccezione della Uil): Feliziana Capretta, segretario provinciale della Cisl Scuola, Luciano Rodilossi della Snals, Roberta Bovara rappresentante sindacale di istituto, Giuseppe Vaglieco, segretario provinciale Flc-Cgil, Giuseppe Fanesi segretario provinciale Gilda. Assente per impegni di lavoro Domenico Chiappani, assieme alla Bovara rappresentante sindacale dell’istituto.
«All’Ipssar di San Benedetto stiamo vivendo una situazione di difficoltà» spiegano. Già nell’anno scolastico 2007-08 (secondo anno di D’Angelo all’Alberghiero, ndr) ci sarebbero state delle variazioni rispetto al contratto integrativo di istituto: «Ad esempio la firma dell’accordo è avvenuta il 14 luglio 2008 invece che entro il 31 dicembre 2007, come da prassi; oltretutto si sono rilevate poi delle imprecisioni tra quanto sottoscritto e quanto effettivamente percepito da alcuni dipendenti». Sembrerebbe infatti che qualcuno si sia ritrovato una busta paga più appesantita: «Per quanto riguarda l’anno scolastico passato, il 2008-09, non è ancora stato firmato il contratto d’istituto, nonostante si siano svolte 23 riunioni, sei assemblee sindacali e si sia avuta una “procedura di raffreddamento”». In termini comprensibili, la “procedura di raffreddamento” è un incontro che si è svolto presso la direzione regionale tra le parti in conflitto (specificatamente il dirigente scolastico e le rappresentanze sindacali) e che, secondo i presenti alla conferenza stampa, si è concluso «con un parere che, seppur non vincolante, è autorevole e cercava di spronare il dirigente D’Angelo ad accettare le nostre richieste. Cosa che non è avvenuta».
Secondo le rappresentanze sindacali, il confronto è partito con una proposta che sarebbe stata resa difforme durante i vari incontri, per cui non si sa bene su quale documento doversi confrontare per arrivare ad un accordo (la documentazione proposta, oltretutto, non sarebbe quella adatta a personale di un istituto di istruzione superiore). Inoltre ci si lamenta che, nonostante la prassi e le consuetudini, non vengono redatti verbali dei vari incontri, in modo tale che non esistano resoconti ufficiali e condivisi. Ci sarebbero inoltre difficoltà di accesso agli atti relativi al procedimento di contrattazione. «Il dirigente D’Angelo a volte afferma che non è stato lui ad accettare certi contratti, ma per noi quel che conta non è la firma di un dirigente ma la firma dell’amministrazione scolastica, e su quello ci basiamo».
«Oltretutto spesso abbiamo dovuto ricorrere a delle contrattazioni non con il dirigente o con un suo stretto collaboratore, ma con altri dipendenti dell’istituto scolastico: oltre che impropria questa delega non è neanche efficiente, poiché, non essendo comprensibilmente onniscienti, non tutti hanno le competenze per interessarsi degli aspetti contrattuali» dicono i rappresentanti sindacali.
«I requisiti necessari per addivenire ad un accordo contrattuale, in base alla normativa regionale, stabiliscono che per ogni compito previsto devono essere elencati i nomi, le attività da svolgere, i compensi e gli orari. Nel riepilogo a consuntivo che ci è stato invece presentato un anno fa (e, si badi bene, non nel contratto) abbiamo invece gruppi di persone per le quali non si è determinato né le ore né i compensi spettanti». Come andrà a finire? Per ora, con la proclamazione dello stato di agitazione, non si prospetta l’eventualità di un clamoroso sciopero ma si apre un momento di riflessione per una assemblea sindacale. I rappresentanti dei lavoratori inoltre dovrebbero essere presto sentiti anche dalla direzione scolastica regionale.

Abbiamo provato, nel pomeriggio, a contattare il dirigente Giovanni D’Angelo ma non ci è stato possibile. Cercheremo di fornire la sua versione dei fatti il prima possibile.

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