ALBA ADRIATICA – La tensione che si respirava in città a seguito all’omicidio di Emanuele Fadani è esplosa nella notte di mercoledì in scene di guerriglia urbana, che si sono consumate nella zona nord di Alba Adriatica.

Il corteo pacifico che si è tenuto ieri pomeriggio per le vie di Alba è terminato davanti alla Caserma dei Carabinieri, dove si trovavano i due rom ancora sotto interrogatorio. Quando verso le 21 dall’edificio è uscita un’auto dei Carabinieri con a bordo i due nomadi che stavano per essere condotti a Castrogno, si sono avute le prime tensioni con una folla inferocita che ha iniziato ad inveire contro i presunti assassini.
A fatica la rabbia è stata sedata dai militari dell’Arma, ma a questo punto i partecipanti al corteo si sono diretti verso la zona nord di Alba Adriatica, nel quartiere dove vive una numerosa comunità di zingari, non certo degradate. Qui le tensioni incontenibili sono esplose: al grido di «assassini» molti hanno iniziato a lanciare sassi e fumogeni verso le abitazioni dei rom, hanno tentato di incendiare alcune auto e mandato in frantumi molti vetri. Un principio di incendio avrebbe interessato anche un’abitazione, mentre è stata rovesciata l’auto del padre di uno dei due nomadi coinvolti nel delitto.

La rivolta è stata sedata solo con l’arrivo di Carabinieri e Polizia (arrivati da Teramo come rinforzo), che a fatica sono riusciti a disperdere i facinorosi e a riportare la calma nel quartiere.

Dall’interrogatorio dei due nomadi arrestati intanto sarebbe emersa l’ammissione di entrambi ad aver partecipato all’aggressione e di essere stati in quel momento ubriachi. I due però avrebbero scaricato ogni responsabilità della morte di Fadani sul terzo rom, attualmente ricercato, che sarebbe stato l’autore dell’omicidio.

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