ANCONA – «E’ indispensabile una profonda riflessione e revisione dell’approccio culturale e normativo sulla prevenzione e riduzione del rischio sismico per il territorio marchigiano». Lo afferma il presidente dell’Ordine dei Geologi delle Marche, Enrico Gennari, che, citando il recente terremoto dell’Abruzzo, senza dimenticare il sisma che colpì le Marche e l’Umbria nel 1997, ricorda che, secondo la classificazione della Giunta Regionale, tutti i 246 Comuni delle Marche sono a rischio sismico medio-alto e tra questi i principali capoluoghi di provincia, dove è più alta l’esposizione data dalla maggiore densità abitativa.

«E’ necessario, quindi – sottolinea Gennari – acquisire la piena consapevolezza che di fronte al rischio sismico, in presenza di un territorio geologico particolarmente fragile e vulnerabile, come quello marchigiano, l’unica strada possibile è quella della prevenzione e della riduzione del rischio, attraverso la profonda conoscenza del territorio e delle sue criticità, adottando comportamenti virtuosi ai vari livelli istituzionali».

Un invito che l’Ordine dei Geologi rivolge con forza alla Regione Marche e al Dipartimento regionale della Protezione Civile chiedendo che la normativa regionale sismica sia aggiornata. Le novità in materia saranno studiate durante il corso di formazione “Applicazione delle nuove norme tecniche per le costruzioni D.M. 14 gennaio 2008”, organizzato dall’Ordine mercoledì 11 novembre, alla Fiera di Ancona, al quale parteciperanno 300 geologi, un appuntamento a cui porterà il suo contributo l’assessore regionale alla Difesa del suolo, Gianluca Carrabs. Un’iniziativa voluta dall’Ordine e finalizzata ad affrontare i cambiamenti introdotti dal nuovo decreto, nel cui articolato è evidenziata l’importanza delle conoscenze geologiche e geotecniche per la progettazione edilizia e urbanistica, con conseguente accresciuta consapevolezza del ruolo anche progettuale del geologo.

«Lo strumento fondamentale di prevenzione del rischio sismico – spiega Gennari – da mettere in atto non sempre e solo post-terremoto, è la Microzonazione sismica che suddividendo il territorio in base alle condizioni litostratigrafiche, geomorfologiche e quindi di pericolosità sismica locale, costituisce il riferimento principale per le scelte pianificatorie e costruttive. Non si può, infatti, pensare che la prevenzione e la riduzione del rischio sismico si ottenga solo aumentando le caratteristiche prestazionali e di resistenza delle costruzioni: il “modello geologico del terreno” determina fenomeni di notevole amplificazione noti come “effetti di sito”, capaci di incrementare il danneggiamento sul patrimonio edilizio e ambientale».

Il nuovo Consiglio dell’Ordine ha già sollecitato la Regione in questa direzione e sta lavorando per la predisposizione di strategie che consentano la Microzonazione sismica in tempi brevi, a partire dalle situazioni di maggiore criticità.

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