SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dalla “festa con il morto” che veniva celebrata con il taglio della testa di qualche sciagurato, alle fiere con balli e giochi. Lo storico Gabriele Cavezzi interviene sul tema dei festeggiamenti popolari dei secoli passati, accompagnato da musica popolare e dalle poesie dialettali di Giovanni Quondamatteo. Così si presenta la IV edizione de “L’autunno di Eva”. tradizionale manifestazione voluta dal maestro Marcello Sgattoni nel suo museo all’aperto “La pietraia dei poeti” per tener viva la tradizione popolare picena.

Lo storico Gabriele Cavezzi ha suscitato l’interesse di tutti i partecipanti facendo un excursus sulle feste popolari dall’ottocento ad oggi. Singolare il “divertimento” dei nostri avi che celebravano le festività allestendo un vero e proprio patibolo in cui veniva tagliata la testa a un carcerato. «La Festa con il Morto, così era chiamata, si svolgeva in piazza. La popolazione era obbligata a partecipare», racconta Cavezzi.

Tipico gioco delle feste di una volta era il Lancio del Formaggio. Dal “Campanone”del Paese Alto di San Benedetto venivano lanciate delle forme di formaggio che arrivavano fino alla Lauretana. (l’attuale statale 16).

Fino al periodo napoleonico, si giocava allo Steccato. «Un bue e due cani venivano messi a lottare dietro uno steccato. Come moriva il bue, il pubblico si avventava sulla carcassa per prenderne i pezzi» continua Cavezzi «la Chiesa interruppe questo gioco perchè turbava le signore».

Cavezzi ricorda poi la festa di San Giovanni. Ancora oggi delle signore, sostiene, farebbero in quel giorno delle abluzioni con acqua e petali di rose, ricordando che da ragazze attendevano all’alba con i piedi immersi nel mare l’apparizione della “testa del santo” all’orizzonte: segnale alquanto mistico di un prossimo matrimonio.

Le feste più importanti erano comunque quelle legate alla fine del raccolto e quelle dei funai che avevano addirittura cadenze settimanali. Vino musica e balli caratterizzavano certi eventi e la partecipazione del popolo era viva. Cavezzi conclude raccontando l’origine delle feste di Santa Lucia in cui per la prima volta si organizzava una fiera e della Madonna della Marina, nata con finalità economiche precise. «Il curato Sciocchetti una volta inaugurata la chiesa Madonna della Marina aveva bisogno di soldi per sostenere la sua opera. Ecco il motivo della grandiosità dei festeggiamenti per quella giornata. Il popolo veniva coinvolto in una processione, in cui le ragazze vestivano di bianco e per la prima volta i sambenedettesi assistevano ai fuochi d’artificio».

Cavezzi una volta terminato ha invitato il poeta Giovanni Quondamatteo a recitare le poesie dialettali sui costumi popolani sambenedettesi. Infine il maestro di fisarmonica diatonica Giuliano Cameli ha entusiasmato i presenti con le melodie del saltarello «che rispecchiano il dialetto del posto» tanto che un signore si è alzato per cantare “ La Ripanella”.

A tutti i presenti è stata offerta una merenda. Non potevano mancare castagne e vino, connubio principe delle tradizioni autunnali.

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