SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un commento molto bello, vero, appassionato, senza false ipocrisie o perbenismo. Un commento che dovrebbe aiutare tutti (sportivi o meno) a considerare il calcio in una nuova dimensione. Nè del tutto imborghesita (il calcio è uno sport che fa dell’agonismo una delle sue caratteristiche: pensarlo esclusivamente come fenomeno mediatico intristisce), ma nemmeno definitivamente rozza e rabbiosa (e immotivata) come troppi fatti di cronaca extracalcistica ci ricordano. Riportiamo di seguito le parole scritte dal lettore Maurilio Camaioni in riferimento sia a quanto accaduto prima di Fermana-Samb sia durante Jesina-Samb

Violenza gratuita? Manganellate ingiustificate contro tifosi esultanti?
Ci sarebbe da scrivere un libro sulle motivazioni che hanno conseguentemente causato queste situazioni ed alla fine, probabilmente, entrambe le parti in causa avrebbero le loro ragioni.
Da tifoso che sono e con la ventennale esperienza alle spalle vissuta all’interno di ogni stadio italiano, con oltre 200 trasferte da Trieste a Sassari, da Catanzaro a Genova, ritengo ormai giunta al termine la presenza dei tifosi ospiti negli stadi.
Questa situazione è la logica conseguenza di quello che si è fatto negli anni, da pseudo-tifosi e forze dell’ordine passando dallo scandaloso omicidio di Raciti a quello di Gabriele, tifoso laziale. Due omicidi senza un perchè, due vite umane uccise dal sistema calcio, due famiglie distrutte dal dolore che attendono ancora oggi delle risposte dalle parti in causa, dalle istituzioni, dai tifosi, dai dirigenti delle squadre di calcio: risposte che non arriveranno mai. Non è possibile morire per seguire la propria passione come non è possibile rischiare la vita di un padre di famiglia in servizio, che deve garantire l’ordine pubblico, per un gruppo di tifosi folli, delinquenti mischiati ai veri tifosi che mettono a repentaglio la vita di tutti. Tutti sono consapevoli di ciò ma tutti siamo a lamentarci delle reazioni, a volte esagerate, di entrambe le parti. Nello specifico, ci si chiede come è possibile manganellare un tifoso che esulta e nello stesso instante ci si chiede come è possibile distruggere un bar a Fermo. Vi pare logico? Sono entrambi sbagliate!
Risolvere il problema degli ultras negli stadi è materia di studio da anni e si è cercato di inasprire le pene dei reati commessi nell’ambito di una partita di calcio con la speranza di rimediare o ridimensionare atti violenti. Nonostante fossi favorevole a questa metodologia a volte rimango perplesso sull’applicazione indiscriminata delle regole. Mi spiego. Spesso accade che anche un tifoso normale, che non ha nessuna intenzione bellicosa e che vuole solamente seguire la propria squadra, rimane coinvolto in una carica delle forze dell’ordine e pertanto subisce un processo penale subendone conseguenze pesanti sia personali che economiche. Questo nella peggiore delle ipotesi, è vero, ma è pur sempre una possibilità da dover considerare al momento dell’ingresso in qualsiasi stadio. Meno grave rimane il fatto di poter essere manganellato gratuitamente solo perchè ci si trova al posto sbagliato nel momento sbagliato. Tutte queste reali possibilità hanno reso possibile lo svuotamento degli stadi ed i pochi rimasti sono consapevoli dei rischi che si corrono e pertanto sono costretti a valutare, di partita in partita, quale è la meno rischiosa, se sarà possibile portarsi la famiglia al seguito, se è il caso di portarsi il proprio figlio, se è il caso di non andare per niente… Questo è il calcio di oggi! Questo è il calcio che abbiamo creato, che abbiamo voluto!
Mi domando: se volevo solamente vedere la partita di Jesi tranquillamente in tribuna coperta, potevo farlo? Ed a Fermo? La risposta è no! La spiegazione è la conseguenza di tutto quello che ho scritto : grazie a degli imbeccilli che si sono resi protagonisti di atti vandalici (quanti? 10? 20? 50? 100? Ma ci sarebbe da chiederci: e quanti sono i veri tifosi? 1000? 10000 ?) non mi è permesso farlo. Se voglio vado in un settore circoscritto (rischiando…) registro il mio documento e vengo “ripreso” da una telecamera al momento del mio ingresso. Paradossale! Tradotto in altri termini: chi me lo fa fare? Anche volendo rimango scoraggiato dalle restinzioni imposte ed anche dal rischio che potrei correre.
Sono un codardo? Mi faccio assalire dalla paura soffocando la mia passione?
Ragionando da giovane che ero non mi preoccupavo di queste conseguenze, lo ammetto, e dei rischi annessi e connessi perchè tanto ero talmente ingenuo da pensare che il mio comportamento da tifoso esemplare non potesse mettermi in condizioni disperate e comunque non dovevo rendere conto a nessuno delle possibili conseguenze, anche pesanti, che potevano riguardarmi anche non facendo nulla. Oggi, da padre di famiglia, occorre responsabilizzarsi maggiormente in quanto ogni “azione” da noi compiuta quotidianamente non può non riguardare il fururo dei nostri figli. Agli occhi di un bambino, come spiegare questa violenza? Come è possibile spiegare i fatti di Fermo e le manganellate di Jesi? Tutti hanno le loro ragioni, giuste o sbagliate ma comunque parallele che siano. Possiamo dire che i tifosi a Fermo sono stati provocati, ma non è comunque giustificabile tale reazione: possiamo dire che le forze dell’ordine hanno esagerato con le manganellate al momento dell’esultanza, ma non potevano prevedere quali fossere le reali intenzioni dei tifosi che si spostavano verso il settore dei tifosi ospiti. E poi: come spiegare ad un figlio che il proprio padre è stato ingiustamente coinvolto in una carica? Che il proprio padre è stato fermato pur non avendo commesso alcun fatto violento? O peggio: come spiegare la sola presenza di una pattuglia della polizia che viene a prelevarti a casa? Perchè eri presente al momento di un fatto violento e sei stato immortalato su una foto, magari con il volto coperto da una sciarpa solamente per poter respirare (invece di un secondo fine violento) a causa dei numerosi lacrimogeni che ti circondavano? Tutte domande senza risposte che ci hanno portato al calcio moderno costruito intorno ad un solo programma: vietare le trasferte di ogni tifoseria oppure complicarne la sola presenza.
Se questo è calcio, un calcio di gente destinata “a carne da macello” si preferirà rimanere comodi nelle proprie poltrone a guardare la televisione, ma poi non ci lamentiamo degli stadi vuoti!
Potrebbe sembrare un ragionamento semplicistico, il mio, ma con il passare del tempo ottengo sempre maggiori conferme in questa direzione: dagli amici, dai colleghi o dai tanti conoscenti. Come risolvere questa situazione? Ad oggi, purtroppo, non si può negare che il vietare le trasferte sia la sola soluzione ma così facendo, ripeto, la diamo vinta a quei pochi insensati che si nascondono (volutamente) nella massa (parliamo di 10, 50, 100 imbecilli presenti in ogni tifoseria mondiale) danneggiando la stragrande maggioranza, che schifo!
Si è distrutto il sogno di tutti : andare tranquillamente allo stadio in compagnia del proprio figlio, come era accaduto per te, con la speranza di farlo innamorare per sempre alla Samb!

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