dal settimanale Riviera Oggi 797
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Gianluigi Scaltritti nasce a San Benedetto del Tronto il 26 agosto del 1949. Sposato con due figli. Imprenditore da almeno 30 anni. Attuale proprietario della “Design e Production” che si occupa della produzione di accessori per abbigliamento tipo “Svaroski” in via Pontida. Eletto Deputato al Parlamento italiano per due legislature consecutive dal 1996 al 2006. Ritiratosi dalla politica, oggi osserva con distaccata ironia fatti e personaggi locali che lo hanno visto legato in special modo alla Amministrazione Martinelli.

Cosa la convinse ad entrare in politica?
«L’avv. Renato Siena fece il mio nome in una riunione di partito. Ma la mia candidatura passò in secondo piano rispetto ad altri. Poi il candidato scelto fece un passo indietro per cui si svolsero delle piccole primarie all’interno del partito, siamo nel ’96. C’erano 5 o 6 candidature. Durante la serata decisiva alcuni papabili me compreso furono esclusi dalla riunione perché si doveva decidere in merito. E da lì uscì il mio nome. Io che ero già lusingato di essere tra i candidati, non mi aspettavo assolutamente la nomina e quando vennero a complimentarsi rimasi così sorpreso che qualcuno, fraintendendo, mi chiese se accettavo. Risposi di sì»
I settori che la videro attivo protagonista?
«Furono per lo più incarichi operativi. La prima cosa a cui pensai e che mi dovevo interessare a problemi coerenti con il mio territorio. E cioè pesca, agricoltura e turismo. I tre settori attraverso i quali potevo dare un supporto fattivo. Infatti diventai Responsabile Nazionale della Pesca Marittima all’interno di FI, in Parlamento sono anche stato Vice Presidente di Commissione e consulente delegato alla Pesca nominato dal Sottosegretario Scarpa Bonazza Buora. Ricordo di alcuni miei interventi diretti in televisione ed un confronto con Veltroni, allora vice Presidente del Consiglio»
Il suo nome resta legato a doppio filo con l’ex sindaco Domenico Martinelli.
«Martinelli risultava iscritto da un anno a Forza Italia. Le nostre consorti si conoscevano e la mia mi disse che voleva avere un colloquio con me. C’è da fare una premessa. Proprio in quei giorni stavo cercando di mettere in piede una candidatura per la città. Era il 2000 e pensai a Mauro Calvaresi perché ritenevo che, con lui, si potesse combinare una coalizione molto allargata. Siccome Calvaresi era molto titubante al riguardo forse perché alcune persone del suo entourage erano contrarie, dissi a mia moglie che ero disposto ad incontrarlo e una sera venne a casa mia. Fu lì che mi avanzò la sua proposta di candidarsi a sindaco».
Rimase sorpreso dell’idea?
«Conoscendolo essenzialmente come medico e conoscendo la sua estraneità alle cose della politica ritenni opportuno metterlo in guardia. Ma lui insistette dicendo che era fermamente intenzionato a candidarsi. In più c’era il fatto che, dopo il periodo Perazzoli, ritenevamo che la gente avesse voglia di qualcosa di nuovo e gli detti un appuntamento riservato nella mia segreteria»
E lì cosa avvenne?
«Presente Albano Bovara, approfondimmo la questione. Ad un certo punto gli chiesi a bruciapelo che cosa avesse fatto di rilevante nel suo lavoro. E lui se ne uscì dicendo che in quell’anno alla clinica privata Stella Maris c’erano state più nascite che all’Ospedale Civile. Allora mi venne l’idea di mettere questa notizia in cronaca presso un giornale locale. Poi, con questo precedente, avrei giocato le mie carte»
Quindi?
«L’articolo e relativa foto, che in fondo era pura cronaca, uscì con un’inaspettata rilevanza: si parlava del dott. Domenico Martinelli che in quell’anno aveva assistito con successo a più parti che all’Ospedale. Presi una copia del giornale aperto sulla pagina della vicenda ed in una riunione di partito per cercare il candidato a sindaco, buttai lì a caso che dovevamo cercare una persona che potesse riscuotere la fiducia dei cittadini, uno che fosse l’espressione della vita sociale, che avesse fatto qualcosa di rilevanza sociale. Poi “casualmente” guardando il giornale, dissi che una di queste poteva essere questo medico. La cosa spiazzò un po’ tutti ma soprattutto “abboccarono” alcune persone del direttivo le quali si proposero di contattarlo. E fu così che nacque la sua candidatura. Poi gli ultimi anni di Paolo Perazzoli non certo esaltanti ed il fatto che si vinse a livello nazionale fecero il resto»
Si vince, tutti contenti e felici, luna di miele splendida, poi?
«Poi scoprii con amarezza che c’era un grave handicap a causa dalla personalità decisionista a priori di Martinelli. Lo stimo come persona e come professionista ma politicamente si comportava più da primario autoritario che da Sindaco, dando forse troppo ascolto a chi lo adulava, quasi disprezzando chi cercava di farlo ragionare in altri termini. Peccato, perché ritengo avesse grandi doti come sindaco»
E arriviamo alla formazione della Giunta…
«Ricordo che una domenica notte, si erano già fatte le cinque, gli dissi che una volta tornato da Roma per la mia proclamazione alla seconda legislatura ci saremmo presi un weekend sabbatico nel quale avrei cercato di istruirlo sulla formazione della Giunta, sulla struttura del Comune e soprattutto sul fatto che noi avevamo una esperienza talmente limitata in quel campo da dover andarci con i piedi di piombo, con staff di gente vogliosa ma poco preparata e dovevamo soprattutto rispettare gli equilibri della coalizione»
Invece?
«Il lunedì mattina, quindi poche ore dopo, fui svegliato da persone del partito che mi telefonavano dal Comune dicendomi di correre al palazzo perché Domenico Martinelli, Pasqualino Piunti e Luigi Cava stavano già in Comune a licenziare la gente. Con una notte passata praticamente in bianco mi recai in municipio. Avevano appena licenziato Passamonti poi, davanti a me, convocarono l’ingegner Fiscaletti dandogli il benservito. Quando quest’ultimo lasciò l’ufficio dissi loro che quel modo di agire era come aprire un vaso di Pandora. Ci voleva la giusta diplomazia in una azienda così complessa come il Comune che doveva lavorare per il bene della città e non per il partito. Si dovevano fare i giusti cambiamenti senza dar loro l’apparenza di esecuzioni sommarie. Il giorno dopo andai a Roma e ricevetti la telefonata del mio segretario di partito il quale mi comunicava che Martinelli stava componendo la Giunta da solo»
Ci fu un chiarimento?
«Lo invitai ad un incontro che avvenne il mercoledì dopo le elezioni nel mio studio e lo consigliai di riunire i partiti che lo avevano appoggiato, comprese le associazioni civiche, intorno ad un tavolo e aprire con loro un confronto. Per tutta risposta fece un gesto quasi di disprezzo dicendo che tutto quel politichese non gli interessava e che avrebbe dimostrato lui come fare politica, me l’avrebbe mandata per fax. Non mi ascoltò, nominò gli assessori addirittura per telefono. Cosa successe da lì in poi è storia ancora recente»
Un motivo di soddisfazione e rimpianto?
«La soddisfazione di aver portato a termine due legislature complete in modo onesto e coerente e il rimpianto di non essere riuscito a sdemanializzare delle aree vitali per lo sviluppo a lungo termine della città»
Pensa a volte di risalire in sella?
«Penso che, con l’età e il peso di ora, sarebbe il cavallo a rifiutarmi. No, ora c’è da pensare ad una crisi imprenditoriale che non risparmia nessuno ed alla quale bisogna dedicare tutta la propria attenzione se non si vuol correre il rischio di vedere vanificato tutto il lavoro di una vita»
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Dalla nostra rubrica “Che fine hanno fatto” è scaturita un’intervista che farà parlare di sé ma che si rivelerà utile per la politica stessa perché Scaltritti, con una sincerità molto apprezzabile, ha svelato (si fa per dire) alcuni comportamenti che vanno immediatamente eliminati. Forse se ne è reso conto dopo un po’ di tempo e ha voluto contribuire ad un risanamento e rinnovamento, quanto mai necessari, di meccanismi “perversi” che tengono fuori il cittadino da decisioni molto importanti per il loro futuro. Io lo ringrazio (il direttore).

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