SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Tra la Confesercenti e la Scf (Società Consorzi Fonografici) è ormai botta e risposta regolare. La Scf, da un paio di anni, invia agli esercenti commerciali lettere in cui si invita a corrisponderle una cifra necessaria per avere il permesso di trasmettere musica registrata. Si dirà: ma non c’è già la Siae che si occupa di questo. La sfumatura, secondo la Scf, è sottile: la Siae riscuote per la musica dal vivo o dalle radio, la Scf invece prende i soldi dalle riproduzioni di cd, musicassette, mp3. Roba in puro stile italiano, insomma.
Il responsabile Confesercenti per i pubblici esercizi e commercio, il cavalier Giacomo Sciarra, però non ci sta: «Ci risulta che la Scf stia inviando lettere di diffida al pagamento da parte di società di recupero crediti. Ma nella maggior parte degli esercizi commerciali la musica di sottofondo, non utilizzata ai fini di lucro, è quella trasmessa attraverso radio o televisori, sulla quale l’equo compenso è già pagato dalle emittenti».
«Facciamo inoltre presente – scrive Sciarra – che in assenza di regolamento previsto dall’art. 73 bis comma 2, e della mancata determinazione di preciso importo da versare, il compenso richiesto da SCF non è esigibile, quindi pretestuoso e vessatorio. La Confesercenti non ha mai sottoscritto convenzioni con ScfF, a differenza di altre Associazioni, che vincolano il pagamento dell’equo compenso ex art. 73 bis per tutelare i i propri associati. La Confesercenti ha dato mandato ad uno studio legale, che ha proceduto ad inviare ad Scf una lettera di formale diffida. Ribadiamo pertanto ai nostri associati di attività commerciali e turistiche, di non pagare nulla né al ricevimento di bollettini, né tantomeno alla società di recupero credito. Piuttosto rivolgeteVi ai nostri uffici per ulteriori informazioni».

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