SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Migliorano le condizioni del bambino di Monteprandone di 10 anni ricoverato a causa del virus dell’influenza A all’ospedale pediatrico Salesi di Ancona, ma intanto, in Riviera, probabilmente per il contemporaneo incrociarsi dell’arrivo della punta della pandemia e per timori anche irrazionali, quest’oggi, mercoledì 4 novembre, si è assistito ad un afflusso fuori dalla norma negli ambulatori dei medici di base e, in parte, allo stesso Pronto Soccorso dell’Ospedale Civile.
«Negli ultimi due-tre giorni abbiamo registrato un afflusso probabilmente superiore alla media – conferma il dottor Paolo Groff, direttore del Pronto Soccorso – ma, soprattutto, è molto più alta l’incidenza percentuale di coloro che si recano qui per problemi influenzali. Fra questi, molti i bambini».
Se ciò è determinato da concrete motivazioni o da una immotivata paura, non è facile dirlo. Se, infatti, lo stesso Groff conferma che il virus H1N1 fino ad ora è portatore di uno stato influenzale «lieve, e questa situazione era prevedibile e se anzi fosse accaduta con la normale influenza stagionale nessuno se ne sarebbe stupito», poi aggiunge che «questo virus è ancora in fase di osservazione in quanto il suo profilo potrebbe modificarsi in corso».
Ma a che livello di diffusione è l’influenza di tipo A a San Benedetto e dintorni? Difficile valutarlo con precisione. Groff testimonia che nella giornata di martedì 3 novembre lui stesso ha visitato quattro pazienti che erano affetti da questa forma virale; essendo sei i medici che operavano al Pronto Soccorso di San Benedetto, è stimabile in una ventina circa il numero di coloro che, nel corso della stessa giornata, sono stati ricoverati all’ospedale di San Benedetto a causa dell’influenza A.
Proprio per questo motivo, considerando che anche quest’oggi e nei prossimi giorni l’afflusso è destinato a rimanere stabile, il reparto di Pediatria dell’ospedale già dal 3 novembre segnala il pieno o quasi, per cui si stanno studiando appositi piani per tranquillizzare la popolazione ed evitare sovraffollamenti.
Ad ogni modo né l’Ospedale “Madonna del Soccorso” né tanto meno il Pronto Soccorso prestano il servizio di vaccinazione. La procedura prevede che dei casi influenzali rilevati, soltanto quelli che presentano delle complicazioni (ad esempio bronchite) oltre ad una febbre superiore a 38° C accede ai test diagnostici che possono rilevare o meno, oltre che il virus H1N1, altre sorgenti della malattia. È quindi probabile che i casi di influenza A, soltanto nel giorno 3 novembre, siano stati di molto superiori alla ventina riscontrati in ospedale, ma nella maggior parte si tratta di normali stati febbrili che possano essere curati come ci hanno insegnato mamme e nonne: stare dentro al letto e ben coperti.
«L’invito è quello di rivolgersi al proprio Pediatra, che funge da filtro iniziale e che, in caso di una specifica sintomatologia, può rinviare ad altri accertamenti» dice Groff, che termina spiegando come «assisteremo probabilmente ad un aumento dei casi di influenza A, dato che ci stiamo avvicinando al picco della pandemia».

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