Bersani ha vinto le primarie e guiderà il Partito Democratico i prossimi anni; la sua mozione è stata quella più votata e quindi si presume un ritorno a vecchie alleanze che furono la base e in parte la fine dei due governi guidati da Romano Prodi.
Lo scopo è quello di recuperare i voti a sinistra e spostare così di fatto il partito dalle posizioni originarie per cui era nato, rinnegando la sua prima vocazione maggioritaria.
Veltroni alle ultime politiche non ha voluto legare il destino del PD a questi partiti della sinistra che ricattavano politicamente l’ulivo, rendendolo sempre debole ed instabile anche se nel secondo governo Prodi, ad onor del vero, i colpi bassi vennero principalmente dall’Udeur di Mastella e da Dini.
L’ex segretario, convinto assertore del sistema maggioritario, ha tuonato contro questo nuovo/vecchio progetto “Se il PD rifluisce sulle posizioni della sinistra socialista o se punta alla grande coalizione, si suicida“ Prodi invece lo benedice; forse ancora gli brucia il modo in cui è caduto il suo secondo governo (corresponsabile anche Veltroni) o perché crede ancora veramente nel progetto ulivista?
Rutelli ha paura di una brusca sterzata a sinistra, non vede più le due anime del partito che si erano fuse nel PD, se ne va e si appresta a costruire un nuovo soggetto politico, traghettando gli scontenti del partito verso un’area più centrista, per poi confluire magari nel UDC.
Comunque gli elettori, andando a votare in massa, hanno dato un segnale forte al partito e hanno forse anche risvegliato entusiasmi dimenticati negli ultimi tempi. Ora però il partito deve muoversi, mostrare la sua capacità di interpretare la società moderna, la globalizzazione con tutti i suoi problemi e dare risposte adeguate.
Deve saper affrontare i problemi reali del paese nella nuova realtà complessa, essere riformisti senza essere estremisti, essere insomma meno ideologici e più concreti nel perseguire un risultato. La società italiana e quella europea hanno dato un segnale forte in questo senso e, sotto l’effetto di un cambiamento che ha prodotto una semplificazione degli schemi, sembrano essere tendenzialmente proiettate verso una lettura più agile e chiara della politica.
Bisogna quindi avere la capacità di capire e spostare il voto degli elettori ad ogni elezione, visto che il retaggio ideologico, con le nuove generazioni, funziona sempre meno ( alcuni non sanno nemmeno che nel 1989 è caduto il muro di Berlino e con lui l’ideologia socialista ). Si deve dare a questo partito la possibilità di crescere e prepararsi alle elezioni successive senza avere l’incubo della sconfitta; per spostare il voto degli elettori ci vuole tempo e pazienza senza avere davanti agli occhi i fantasmi della sconfitta: in Europa diversi partiti d’opposizione sono al governo del loro paese.
La sinistra è stata troppo moderata negli ultimi anni per paura di essere delegittimata e tacciata di radicalismo e Berlusconi non perde occasione per parlarne con disprezzo e violenza. Ogni partito che si rispetti deve avere un’anima riformista e , di fronte a questa società che si sbriciola, di fronte a queste ingiustizie sociali che malmena solo i più deboli, i più indifesi e le nuove generazioni, in questa società, per certi versi immobile, in cui il lavoro si “precarizza” sempre più, deve prestare la massima attenzione a quella parte della società che chiede di essere solo aiutata.
La gente deve capire che si sta ritornando a fare qualcosa per loro, che si comprendono i loro nuovi problemi, le loro paure; ci si deve tornare a confrontare sui problemi quotidiani. Il PD dovrà avere anche un anima ambientalista perché questo mondo globalizzato in tutte le sue molteplici attività non ha inglobato il problema, non ha capito che la terra che ci ospita, è un’entità limitata, ben definita e non può sopportare uno sperpero continuo e senza regole di risorse.
Dovrà ridefinire un programma energetico alternativo, dovrà guardare alle nuove problematiche del lavoro e fare della redistribuzione meno iniqua della ricchezza, che potrebbe innescare nuovi conflitti sociali, un punto fermo.
Mi auguro che il partito si muova in questo senso, anche se non sono molto fiducioso perché non ho visto segnali concreti di rinnovamento ( Marino forse poteva esserlo ) e la via indicata dal Lingotto sembra solo un ricordo: anche questa volta la vecchia classe dirigente non si è smentita e messa in discussione e, cambiando solo il progetto del partito, hanno fatto in modo di restarne alla guida .

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