SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dopo Torquati, Piunti e Trevisani la lista dei critici sull’operato del sindaco Gaspari si allunga con il “ritorno” del consigliere comunale Bruno Gabrielli.

L’esponente del Pdl però non si esprime riguardo alla tormentata vicenda della “cassa di colmata”, bensì sul caso della variante all’articolo 29 approvata dall’amministrazione comunale.

Gabrielli torna al 28 marzo 2008 quando il Consiglio Comunale introdusse la norma che dà la possibilità di trasformare gli edifici residenziali in strutture alberghiere. Una disposizione che l’amministrazione provinciale accettò, eccependo al contempo una serie di rilievi, come la necessità che la redazione dei piani particolareggiati fosse esclusivamente di iniziativa pubblica (eliminando così ogni riferimento ai Piani di Riqualificazione Urbana per le trasformazioni delle strutture ricettive esistenti).

Spiega Gabrielli: «I motivi di questi rilievi della provincia sono semplici: non si possono far passare dei semplici interventi edilizi per piani particolareggiati. Questi ultimi devono infatti riguardare zone di ampie estensioni territoriali. Non si comprende poi come un singolo proprietario di albergo possa da solo dar vita ad un piano urbano».

Tali rilievi tuttavia furono rigettati il 19 dicembre 2008, con il Comune che si impegnò a formulare delle controdeduzioni a Palazzo San Filippo.

«A sua volta – continua Gabrielli – il Servizio Urbanistica dell’Amministrazione Provinciale (il 5 febbraio 2009, ndr) ritenne che le conclusioni di Gaspari e soci non potessero essere prese in considerazione, ritenendole prive di costrutto e riproponendo gli stessi dubbi già trascritti precedentemente».

«Il Comitato provinciale per il Territorio decise quindi di sospendere l’esame della pratica e di chiedere un parere alla Regione. Ma non arrivando nessuna risposta e approssimandosi il “silenzio-assenso” previsto dalla legge, il Comitato si riunì nuovamente il 6 aprile decidendo di avallare in toto i rilievi formulati dal Servizio Urbanistica della Provincia. E qui avvenne il primo colpo di scena».

L’assessore provinciale al Turismo fa riferimento ad un fax, a firma del primo cittadino sambenedettese (nonché responsabile all’Urbanistica), inviato nel giorno in cui si riuniva la Giunta (9 aprile) dove Gaspari invitava (ai sensi della legge 241/90) alla sospensione dei termini.

Rossi, all’epoca ancora Presidente, accolse la domanda e rinviò l’esame, fino a quando il 12 agosto in neo-eletto Celani ottenne la tanto attesa opinione della Regione. L’ex sindaco di Ascoli a questo punto avvisò il suo parigrado sambenedettese avvertendolo della ripresa dei termini, anteriormente bloccati.

«Ecco con ciò il secondo colpo di scena: infischiandosene di tutto, con una determina del dirigente Polidori, il 6 ottobre scorso Gaspari ha approvato l’atto amministrativo (la variante 29 appunto), affermando che erano decorsi i fatidici 90 giorni per la formulazione del silenzio-assenso. Una bassezza infinita da parte di un dirigente che ha saltato il Consiglio provinciale su un tema così importante. Questo avvenimento dà il senso di un uomo rimasto solo, che sta facendo camminare questa città sulla soglia di un pericoloso baratro. Un sindaco che si è tenuto per sè la delega all’Urbanistica, di fronte a questi insuccessi, dovrebbe solamente dimettersi».

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