SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il comitato difesa Costa Picena per mezzo del suo rappresentante Nazzareno Torquati risponde “pan per focaccia” alle recenti dichiarazioni di Gaspari in merito alla cassa di colmata. Torquati, in riferimento al fatto che Gaspari dichiara la contestazione all’opera “una tipica battaglia della destra“, ironizza: «Una frase di forte impatto, molto ben costruita, sicuramente originata da letture complesse e inquietanti ma degna di contesti ben più importanti del nostro che semplicemente riguardano problemi di opportunità prima e sicurezza poi riguardo una costruzione che i fatti stanno dimostrando essere abusiva e piena di incognite».
«La reazione del sindaco – continua la nota – non fa altro che allarmare ancora di più noi del Comitato e quel vasto movimento di opinione che si è creato intorno a questo problema, perché  sta a significare che il massimo esponente della pubblica amministrazione non ha ancora ben capito di cosa si sta parlando e si affida a formulette ideologiche  fumogene  per nasconderlo. Prima cosa: la cassa di colmata, che secondo il sindaco è un primo passo per il terzo braccio, deve essere sottoposta comunque alle procedure urbanistiche ed allora visto che la proprietà è della Regione Marche ci sarà pure da qualche parte una richiesta di costruzione della stessa e qualcuno del Comune che l’ ha autorizzata. Se è si allora perché Capriotti dice che loro, gli amministratori, non ne sapevano nulla ed è stata imposta? Se è no allora la costruzione è abusiva ed andrebbero perseguiti mandanti ed esecutori».
Prosegue Torquati: «Durante la commissione aperta è venuta fuori la prima verità che la nostra cassa è la prima che si fa in mare aperto ed è quindi sperimentale per cui tutte le operazioni si fanno work in progress cioè si elaborano e si attuano rimedi man mano che essi si manifestano, quindi niente era già stato programmato e quindi avevamo ed abbiamo ragione noi del Comitato a dubitare sulla sicurezza dell’impianto e solo dopo le nostre contestazioni la Regione Marche ha ulteriormente stanziato altri 400 mila euro per rialzare la scogliera, intervento che non era nemmeno previsto. Altro che far uscire dalle persone gli istinti primordiali, è grazie all’intervento del Comitato che probabilmente si è evitato un disastro ecologico, che però è ancora presente visto che ad oggi non ci sono i soldi per provvedere sia alla inertizzazione dei fanghi inquinati che alla solidificazione totale della cassa (ad una stima fatta servirebbero dai 700 agli 800 mila euro) e pertanto fortissime piogge potrebbero allagare la cassa e con la pressione esercitata far cedere la scogliera che non ha nessun ancoraggio se non il proprio peso».
Infine, l’ex collega di giunta di Gaspari (Torquati era assessore alle Attività Produttive quando Gaspari era vicesindaco di Perazzoli, dal 1997 al 2001): «Il sindaco deve imparare a rispettare ed ascoltare educatamente i cittadini che si interessano al bene comune e a non offenderli come ha fatto in questa circostanza chiamandoli provinciali, procuratori di allarmi sociali, professionisti della polemica, rompiscatole. Deve imparare che una volta assunta la carica di sindaco diventa un amministratore della città e di tutti i cittadini siano di essi di destra che di sinistra e che non può usare pubblicamente forme offensive di appartenenza politica, se li riservi nelle riunioni di partito per articolare discorsi senza contraddittorio».
ALTRE SULLA CASSA DELLA DISCORDIA Il gruppo di Sinistra e Libertà ha iniziato una raccolta di firme per promuovere un Consiglio Comunale aperto sul tema della cassa di colmata (proprosta avanzata anche da questo giornale). Da parte nostra crediamo che molte parole sono state spese negli ultimi due mesi (anche se continuano ad emergere continui punti di vista differenti e sempre interessanti e nuovi), e che, al di là dell’inevitabile confronto pubblico e istituzionale con rappresentanti regionali, una sola operazione, a questo punto, porterebbe al definitivo silenzio: l’analisi delle acque prospicienti la cassa di colmata (batteriologiche comprese) e quelle della spiaggia vicina che potrebbe averne raccolto i sedimenti. In caso di normalità, nessuno potrebbe affermare che fino ad ora ci sono stati problemi ambientali. In caso negativo, naturalmente, si aprirebbe una crisi politica. Un rischio molto grande per chi è al governo, ma che, proprio per il suo ruolo, è chiamato a misurarsi con la verità giorno per giorno.

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