ASCOLI PICENO – E’ stato firmato questa mattina a Roma presso il Ministero dello Sviluppo Economico l’accordo tra Cgil, Cisl, Uil e Manuli che prevede il reintegro nella produzione di 135 operai, più cinque da reinserire in seguito; 3,7 milioni di euro saranno erogati tra incentivi all’esodo e cassa integrazione per i 235 operai tagliati fuori.

Si è raggiunto anche un accordo per la costituzione di una Task force composta da Ministero, Regione, Provincia e sindacati, per monitorare la situazione rispetto agli impegni presi dalla multinazionale della gomma, in particolare la priorità di reinserimento, nel caso di una nuova attività produttiva nella parte della struttura destinata alla dismissione, per quei lavoratori attualmente in esubero.

Il presidente Celani e il sindaco Castelli non erano presenti ma hanno inviato una comunicazione nella quale si ribadisce l’impegno a fare di tutto per favorire la ricollocazione di chi ha perso il lavoro.

Ora il documento passerà al valgio degli operai. Se non ci sarà la firma di questi ultimi si procederà alla verbalizzazione di un mancato accordo che farà scattare automaticamente le procedure di mobilità per tutti i 376 dipendenti.

Durante l’incontro di venerdì mattina, Sdl e l’Ugl, che fino all’ultimo hanno chiesto irrevocabilmente il ritiro delle procedure di mobilità ed il reimpiego totale di tutta la forza lavoro, hanno abbandonato il tavolo della trattativa.

«E’ stato fatto tutto il possibile per ottenere il massimo evitando che la corda si rompesse» commenta Ubadlo Falciani della Filcem Cgil che prosegue: «Oggi era l’ultimo giorno indicato dal Ministero per poter ottenere gli ammortizzatori sociali».

Per Andrea Quaglietti del Sdl, invece, quella che è stata firmata è una presa in giro. «Rimaniano dell’idea – afferma – che il Piano industriale presentato da Manuli andava bocciato completamente fin da subito. L’azienda sta continuando a sfruttare il territorio, nell’attesa di trasferisrsi completamente in Cina. Non potevamo firmare un accordo del genere, che prevede lo smantellamento dei due terzi dell’azienda, perchè questo significa non garantire alcun futuro. Attravero le nostre lotte quantomeno abbiamo ottenuto che le istituzioni ponessero molti vincoli alla vendita della struttura».

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