SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si è conclusa oggi (venerdì 30 ottobre) presso il Palazzo di Giustizia di San Benedetto, la vicenda giudiziaria che vide indiziato un presunto “dottore venditore” di apparecchiature medicali e un povero malcapitato affetto da patologie gravi.Oltre duemila euro sembrerebbe essere il costo dei presunti “mezzi della nuova scienza” che l’uomo, presumibilmente vendeva ai bisognosi in cambio di una ipotizzata salute e beneficio. Dal dibattimento si evince però che l’uomo non essendo medico non poteva esercitare la professione.
La vittima che denunciò l’uomo, già affetto da disturbi cardiopatici consultò il sedicente medico per un dolore acuto alla gamba, naturalmente, per ottenere giovamenti. «Si presentò con il macchinario e dopo aver fatto il trattamento mio marito si sentiva meglio, devo ammettere»: afferma la moglie del malcapitato. «Poi la notte cominciò ad accusare grandi dolori nel punto dove quello fece il trattamento e l’indomani lo portai all’ospedale dove gli diagnosticarono due scottature sulla gamba».

Secondo la moglie della vittima, quel macchinario bruciò la gamba del marito e secondo la difesa del sedicente dottore, le scottature potevano anche esser accidentali e non dovute al trattamento. Di fatto quel macchinario non è mai arrivato sotto le mani di un esperto per verificarne l’effettiva pericolosità, ma l’uomo ormai è deceduto (per altre cause) e a servire le sue ragioni oggi c’è una donna che vuole giustizia e verità.

Scattò immediatamente la denuncia secondo la ricostruzione dei fatti e le perizie mediche esclusero che l’uso di farmaci o cure già in essere fossero state la causa delle bruciature riportate sulla gamba. L’uomo ormai, causa il suo precario stato di salute non superò rapidamente il guaio e fu costretto a numerose cure aggiuntive che gli aggravarono anche le sue condizioni cliniche. Causa di quell’ipotetico “mezzi della nuova scienza”?

Oggi il PM ha chiesto davanti alla corte la condanna per il “sedicente medico” per aver esercitato abusivamente una professione senza averne meriti e diritti con la conseguente accusa di lesioni colpose ai danni di una persona già affetta da disturbi patologici.

La difesa dal suo canto sostiene la tesi dell’innocenza poiché l’uomo non conosceva le patologie del cliente altrimenti non avrebbe mai consigliato l’acquisto e ancor prima il trattamento. Secondo l’avvocato non si era mai presentato come medico, ma bensì come dottore (titolo di laurea ben differente dal medico) in grado di poter vendere apparecchiature medicali e non curare.

Considerati gli atti e le dichiarazioni, il giudice Filippello ha condannato l’uomo a scontare la sua pena, con la speranza che la punizione lo renda cosciente e consapevole del grave reato imputatogli.

Per fortuna, in questo caso la legge ha dichiarato il suo verdetto a favore del più debole chiudendo così la tragica storia che dal 2003 ad oggi era rimasta troppo sospesa sulla memoria di un uomo.

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