ASCOLI PICENO – La manifestazione prevista per sabato mattina con un corteo la cui partenza era prevista dal piazzale dello stadio per fermarsi davanti al Palazzo della Prefettura non si farà, ma si svolgerà giovedì pomeriggio sull’asse attrezzato della Zona Indutriale.

Gli organizzatori del Coordinamento dei Lavoratori hanno deciso così, per far sentire la propria voce nello stesso momento in cui al Ministero dello Sviluppo si svolgerà l’ennesimo incontro tra istituzioni, sindacati e vertici della Manuli.

A Roma si discuterà del piano industriale presentato dall’azienda, che attualmente prevede circa 150 posti di lavoro salvati, ma con 220 operai che rimarrebbero fuori. Il sindacato dei lavoratori, per mezzo del rappresentante di fabbrica Andrea Quaglietti, fa sapere che da parte loro non ci sarà nessuna firma ad un piano che prevede la dismissione della struttura. Gli operai temono che il reintegro di una parte soltanto della forza lavoro, con l’annunciata volontà da parte della proprietà di mettere in vendita alcuni settori dello stabile, altro non rappresenti che un ulteriore passo verso la chiusura dell’azienda. Insomma un piano industriale che non prevede alcun futuro per il sito di Ascoli.

«La Manuli -afferma Quaglietti in una nota – con il verbale fatto sottoscrivere a Roma lunedì scorso dai sindacati nazionali dei Chimici, da un lato vuole proseguire la sua politica di smantellamento del sito di Ascoli, senza presentare alcun piano industriale serio, e dall’altro vuole anche continuare ad ottenere benefici e sussidi, e ciò solo aumentando di poco o niente i lavoratori per adesso da non licenziare (ma ne usciranno subito sempre 226) e le somme per ammortizzare e favorire il dimagrimento. Tutto questo non lo accettiamo e non lo firmeremo mai. Come si fa ad accettare un verbale del genere – domanda Quaglietti – quando non è stato neanche discusso con gli operai, la RSU, i lavoratori ?

La domanda è implicitamente rivolta anche ai sindacati confederali, rei, secondo il Sdl, di aver sottoscritto con la Manuli una prima parte di accordo.

Ma i sindacati smentiscono quanto sostenuto da Quaglietti. «Quello che è stato firmato – afferma Ubaldo Falciani della Cgil – è soltanto un verbale che consente di prendere tempo per mandare avanti la trattativa. Tanto più che i sindacati per primi non accetteranno un piano che non guardi al futuro. Qui non si tratta di dare i numeri sugli operai, su quanti di essi verranno reintegrati; bisogna vedere come saranno reintegrati, e soprattutto come saranno gestiti quelli che rimarranno fuori, se, cioè, ci sono delle reali opportunità di ricollocazione. Ed in questo chi deve fare molto sono le istituzioni, che devono essere ancora di più parte attiva in questa trattativa».

Ma la polemica con i confederali riguarda anche le manifestazioni.

«Perché i sindacati confederali locali – contina ancora Quaglietti – CGIL-CISL e UIL, non hanno aderito alla nostra manifestazione di sabato, che abbiamo spostato a domani? I Confederali non appoggiano le nostre iniziative più decise, le nostre proteste più forti, non aderiscono alle manifestazioni: ma allora quali operai, quali lavoratori difendono questi sindacati?».

La sensazione è che Cgil, Cisl e Uil non siano troppo propensi ad appoggiare iniziative non organizzate nei tempi e nei modi da loro ritenuti più idonei.

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