SAN BENEDETTO DEL TRONTO- Processato un imprenditore del settore ittico sambenedettese che nel dicembre del 2008 ha acquistato una partita di tonno extra europea ignaro della condizione della merce che sostava nel suo deposito. Dopo le analisi dei campioni del pesce, le autorità vigilanti hanno denunciato la presenza di istamina superiore al consentito, costringendo l’uomo a presentarsi sul banco degli imputati per sostenere la sua versione dei fatti. Il giudice lo assolve, poiché ritenuto non colpevole di reato.

Il prodotto era sigillato e ben confezionato ma scaduto, secondo gli autori del blitz, che dopo una fase di controllo della filiera commerciale ittica, hanno posto sotto sequestro la partita di tonno destinata presumibilmente alla futura vendita. «Accertato il rispetto delle norme di stoccaggio dello stabilimento, si è giunti in via cautelativa al prelevamento di nove campioni di tonno, per verificare la qualità della merce visto che scadeva proprio quel giorno», dichiara il responsabile del controllo, «campioni che in seguito all’esame di laboratorio risultarono positivi all’Istamina, con quantità superiori ai termini di legge».

L’Istamina è una sorta d’infiammazione delle carni ittiche (di tipo rosse) che si sviluppa nei tessuti dei pesci attraverso un processo di conservazione scorretto. La soglia massima di istamina consentita dalla legge italiana (500 milligrammi per kg) non crea danni al consumatore, ma la presenza di un eccessivo quantitativo può causare vomito, nausea, crampi addominali, emicrania, arrossamento del viso e del collo, vertigini, caduta della pressione sino, nei casi più gravi, ad arrivare ai rari shock istaminici che possono addirittura condurre alla morte.

Secondo la testimonianza dell’imprenditore, la merce stoccata nel suo magazzino non sarebbe stata mai sballata dalle confezioni, né manipolata in alcun modo, ma conservata secondo norma.

Giaceva nel magazzino, come sostiene anche un ex magazziniere, che dichiara sì il mancato controllo delle date di scadenza, ma solo perché ogni prodotto subisce verifiche in tempi differenti e in base ad esigenze ineguali di vendita.

Gli stessi autori del controllo, dichiarano che le temperature di stoccaggio erano nella norma e che la merce anche se era in scadenza in realtà appariva integra nelle confezioni e priva di manipolazione post acquisto. Tecnicamente nessuno si era accorto del tonno scaduto fino a quando le forze dell’ordine hanno accertato il fatto e l’azienda sotto accusa non ha potuto far altro che notificare al suo fornitore il danneggiamento subito con l’immediato risarcimento della cifra investita.

La sentenza del giudice Giuliana Filippello ha dichiarato non colpevole l’imprenditore, scagionando da ogni accusa anche le sorti dell’azienda ittica.

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