ASCOLI PICENO – Una nuova grande manifestazione, come quella organizzata a settembre, con tanto di corteo e arrivo a Palazzo San Filippo. Gli operai del Coordinamento dei Lavoratori, in una conferenza stampa che si è tenuta lunedì pomeriggio davanti ai cancelli della fabbrica della Manuli, hanno chiesto l’adesione di tutte le forze sociali, dei partiti, dei sindacati e dei lavoratori del territorio, ognuno con la propria bandiera, per manifestare sabato 31 ottobre contro la crisi aziendale del territorio.

In questi giorni il Ministero dello Sviluppo Economico starebbe incontrando i vertici della multinazionale della gomma Manuli per valutare la possibilità o meno di un ulteriore avanzamento della trattativa in direzione delle richieste dei rappresentanti dei lavoratori, che non vogliono lasciare nessuno dei 376 operai in  mobilità.

Finora, la lotta degli operai ha prodotto quanto meno la scongiura della chiusura della fabbrica. Si è passati da una quasi certa cessazione di attività per il sito di Ascoli, ad una concreta possibilità di ricollocazione nella produzione di almeno 128 lavoratori.

Tra accompagnamenti pensionistici, reintegri, e altri ammortizzatori, rimarrebbero attualmente tagliate fuori poco meno di 200 persone.

Per gli operai è ancora poco. E sullo stato della trattativa in corso, da Roma non arriva nessuna nuova notizia.

E’ probabile che le parti stiano prendendo tempo e vi siano ulteriori rinvii.
A nessuno, attualmente, conviene che vengano avviate le procedure di mobilità, che sarebbero automatiche nel momento in cui il Ministero dovesse registrare un mancato accordo.
Ciò significherebbe chiusura della fabbrica.
«Non firmeremo un documento che prevede la ricollocazione di 128 lavoratori soltanto, anche perché non veniamo coinvolti durante le trattative», sostiene Mirko Morganti, Rsu della Ugl.
La lotta, dunque, continua con i toni della protesta civile, anche se nei giorni scorsi non sono mancate da parte dei lavoratori alcune prese di posizione più forti, come l’ipotesi di occupazione della struttura o di blocco della ferrovia e dell’autostrada.

E su questo punto è sorto qualche attrito con i sindacati confederali.

«Alcuni rappresentanti dei sindacati confederali non sono d’accordo con certi tipi di protesta – afferma Andrea Quaglietti del Sdl e Rsu Manuli- Devono sapere che noi non protestiamo per divertirci, ma perché rischiamo realmente di finire in mezzo ad una strada. E ci dispiace anche per i disagi creati ai cittadini. Finora, però, i vari tavoli sui quali si sarebbero dovute concretizzare le trattative, non hanno prodotto grossi risultati. Inevitabili quindi altre forme di protesta».

Infine un ultimo appello agli operai delle fabbriche più piccole: «Vogliamo essere da esempio e da traino anche per i lavoratori in difficoltà nelle altre aziende del territorio, molte delle quali non hanno una rappresentanza sindacale ampia come quella della Manuli».

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