MARTINSICURO – E’ stato un Consiglio comunale fiume quello che si è tenuto venerdì 23 ottobre a Martinsicuro con i consiglieri impegnati nella discussione dei vari argomenti dalle 20,30 fin oltre e due di notte. Palpabile il nervosismo che già nella discussione del primo punto (la verifica di equilibrio di Bilancio) si percepiva nell’aria, e che ha portato la prima argomentazione ad essere protratta per oltre due ore, sconfinando però anche in altre questioni tirate in ballo da attacchi e accuse incrociate tra le opposizioni e la maggioranza Di Salvatore.

Inutile dire che il tema principale sul quale lo scontro si è fatto aperto è stato quello inerente al presunto rimborso indebito di 6.600 euro che il Comune ha riconosciuto a Micozzi, sul quale era stata presentata dal gruppo degli ex An una mozione per l’avvio di un’indagine amministrativa interna, e da Città Attiva un’istanza per permettere all’Assessore all’Urbanistica di esporre la questione in sede di Consiglio Comunale e fare così luce sulla vicenda.

E proprio il gruppo civico, dato che i tempi della serata si allungavano oltremodo, aveva chiesto di mettere a votazione l’inversione dei punti all’ordine del giorno per anticipare la discussione del “caso Micozzi”. Proposta però bocciata dalla maggioranza.

«Siete scorretti! – ha attaccato alzandosi in piedi un infervorato Andrea D’Ambrosio».

«Siamo in democrazia e abbiamo messo ai voti la proposta, quindi non accetto simili termini, che respingo al mittente – ha ribattuto prontamente il sindaco Di Salvatore».

Bocciata poi nel corso della serata anche la mozione degli ex An, in quanto il primo cittadino non ha ritenuto necessario procedere ad un’indagine interna per verificare la corretta procedura attuata, poiché «essendo stata anche interessata della vicenda la Corte dei Conti – ha affermato – ci rimetteremo al responso della stessa».

Nel corso della discussione la stessa maggioranza ha comunque riconosciuto che per il pagamento della somma all’assessore all’Urbanistica il Comune avrebbe dovuto avviare un iter diverso, attraverso una delibera consiliare e il riconoscimento della cifra come debito fuori bilancio. Insomma all’origine dell’intera vicenda ci sarebbe stato essenzialmente un errore di forma, seppure all’assessore sarebbe spettata la somma in questione.

«Pur ammettendo un errore – hanno commentato i consiglieri di An – il sindaco non si adopera per avviare una verifica interna, ma attende che a compiere le verifiche siano organi esterni come la Corte dei Conti interpellata per di più dalle minoranze».

Mauro Paci del Pd invece ha sottolineato come da una cifra iniziale di 4.600 euro che si doveva pagare al geometra per il lavoro svolto al porticciolo si sia arrivati a 13mila per il contenzioso scaturito da inefficienze amministrative.  

Piuttosto dettagliato è stato infine l’intervento di Stefano Ciapanna di Città Attiva che ha stigmatizzato «l’abitudine a rinviare continuamente le questioni fino alla loro scadenza, con tutte le relative conseguenze. Se si fosse rimediato subito al mancato incarico formale del tecnico – ha aggiunto – molti soldi sarebbero stati risparmiati».

Il consigliere di minoranza ha osservato quindi che il Comune si sarebbe potuto attivare in diversi modi per chiudere la questione in maniera più sbrigativa ed economica. «Nel momento in cui il geometra reclamava la somma – ha spiegato – si sarebbe potuto fare un atto attraverso con cui riconoscere il debito e pagarlo subito. Ma si è invece si è aspettato tanto da giungere alla causa. Anche qui si sarebbe potuto procedere ad una transazione senza dover arrivare alla sentenza. Invece non solo si è attesa la fine del procedimento legale, ma una volta che il Tribunale ha intimato il pagamento al tecnico, si è aspettato ancora ad estinguere la somma, tanto che dopo sei mesi Micozzi ha ricevuto un atto di precetto (ossia una riscossione coattiva della somma, ndr), che ha comportato altri 800 euro di spese, incluse poi nei 6.600 euro di rimborso erogati dal Comune. Se invece si fosse cercato di risolvere subito la questione non si sarebbe arrivati a pagare una cifra così esorbitante, a cui si dovrà aggiungere anche la parcella del legale che ha difeso Lattanzi e Micozzi».

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