SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Accadde nel 2006, quando A.C. di 54 anni fu fermato con l’accusa di ricettazione di oggetti contraffatti (per la precisione 2 telefonini cellulari). I tabulati delle chiamate effettuate dai telefonini rubati provenivano dalla sua scheda telefonica. Prova che spinse le autorità competenti ad aprire un’indagine ed un successivo processo per verificarne le ragioni.

Martedì a Palazzo di Giustizia l’uomo ha dovuto rispondere alle accuse di ricettazione e anche se ha espressamente sostenuto la sua estraneità ai fatti, il Pm ha sostenuto comunque la tesi dell’acquisizione di merce rubata chiedendo la condanna a 3 anni.

L’indiziato ha dichiarato: «Chiedevo ad amici e parenti in prestito il cellulare per fare delle telefonate». In quei giorni un amico (P.B., poi deceduto) gli diede in prestito due telefonini che in seguito, secondo la testimonianza, restituì. Poi le grane giudiziarie.

La difesa dell’imputato d’altra parte sostiene che il prestito o l’uso a titolo di cortesia non è qualcosa pari alla ricettazione, ma al giudice non sono bastate tali giustificazioni, presumibilmente perché a confermare la versione mancava l’uomo che oggi risulta defunto e che ai tempi prestò il cellulare? Ad ogni modo l’uomo è stato condannato a scontare la pena.

La seconda condanna per ricettazione vede protagonista un altro sambenedettese, C.S., che in preda alla necessità “di arrivare prima a casa”, nei pressi della stazione di Porto d’Ascoli, “prese in prestito” un motorino, senza chiedere a nessuno il permesso. L’indomani la polizia lo fermò e dagli accertamenti scoprirono che il mezzo risultava rubato.

Dopo i provvedimenti cautelativi si è arrivati al processo definitivo, dove l’uomo ha sostenuto la sua singolare versione dei fatti, sostenendo che: «Io non ho rubato il mezzo, ho solo pensato di prenderlo e riportarlo allo stesso posto il giorno dopo, non sapevo fosse rubato».

Peccato il mezzo fosse invece rubato e la polizia questo lo sapeva. Ad ogni modo il Pm ha richiesto la condanna a 2 anni per il reato di ricettazione e nonostante la difesa sostenesse l’estraneità dai fatti ha chiesto una riduzione di pena qualora fosse riconosciuto il reato.

Come nel primo, anche in quest’ultimo caso, il giudice ha sentenziato la condanna per il reato di ricettazione.

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