ASCOLI PICENO – Uno degli esempi più significativi del barocco ascolano perché, pur se iniziata nel 1532 su disegno di Cola dell’Amatrice, fu completata in piena età della Controriforma.

È la chiesa di Santa Maria della Carità, più comunemente nota come “Chiesa della Scopa” che riaprirà al culto domenica 25 ottobre, dopo lavori di restauro che si erano resi necessari in seguito al terremoto dell’aprile scorso.

Si chiama così perchè era anche la sede la confraternita dei “Disciplinati“, fedeli che durante le processioni usavano battersi con fruste a forma di scopa le quali erano anche utilizzate per raccogliere dal terreno le granaglie vendute nella piazza.

Poi, lo sciame sismico cominciato il 6 aprile, aveva prodotto delle lesioni sulle strutture della chiesa. L’Amministrazione Comunale intervenne subito chiedendo un parere scientifico all’Università Politecnica delle Marche che rilevò alcune situazioni di degrado e dissesto che interessavano la facciata principale, la volta dell’aula, l’arco trionfale che divide l’aula principale dal presbiterio e il timpano/lunetta dello stesso presbiterio.

Lo scorso agosto, per consentire la riapertura al pubblico della chiesa, la Giunta Comunale, deliberò di procedere con alcuni interventi a sostegno dell’arco trionfale e della porzione della volta a botte di copertura dell’aula ad essa adiacente.

Dice a proposito il sindaco Guido Castelli: «Ancora un intervento volto al recupero del nostro grande patrimonio artistico reso possibile grazie al consueto, generoso, intervento della Fondazione di Ascoli sempre attenta e sensibile alle esigenze culturale della nostra città».

«Anche in questa occasione – prosegue il sindaco – la Fondazione è intervenuta consentendo la realizzazione di questi lavori di messa in sicurezza che ci permettono di restituire alla città una importante testimonianza artistica, uno degli esempi più belli del barocco cittadino ed un luogo di culto particolarmente amato dagli ascolani».

Conclude Castelli: «Con questo intervento abbiamo ripristinato il livello di sicurezza antecedente l’evento sismico dello scorso aprile così da consentire nuovamente il pubblico utilizzo e domenica, alle ore 19, restituiremo questo bellissimo luogo di culto e di preghiera agli ascolani».

I lavori di costruzione della chiesa iniziati nel 1532 sotto la direzione di Cola dell’Amatrice, si protrassero per circa un secolo quando ormai si era affermato uno stile più esuberante, la cui impronta è evidente all’interno con dipinti di Pietro Gaia e Simone De Magistris e stucchi di notevole interesse risalenti ai primi decenni del XVII secolo, opera di Gerolamo Buratti.

La facciata è ripartita da quattro lesene scanalate, concluse da capitelli lavorati a foglie di ulivo che poggiano su solidi piedistalli. Il disegno dell’attico e delle tre porte sulla facciata è attribuito all’ascolano Conte Conti. Il singolare campanile a bulbo risale alla fine del XVII secolo.

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