ASCOLI PICENO – Mercoledi sera forse si conoscerà  il destino della Manuli, ammesso che non ci siano ulteriori rinvii per l’incontro previsto presso il Ministero dello Sviluppo tra istituzioni, sindacati e vertici del’azienda. L’appuntamento è per le 18, probabile quindi che se ci dovessero essere problemi non si concluderà in serata.

Al momento l’ “ultima offerta” della multinazionale prevede il mantenimento di un centinaio di posti di lavoro, con 276 dipendenti ancora in mobililità. Mercoledì si saprà se la Manuli avrà apportato modifiche al piano industriale, così da renderlo accettabile da lavoratori e sindacati.

Intanto lunedì mattina gli operai hanno di nuovo manifestato davanti alla Prefettura, chiedendo un maggior impegno delle istituzioni nel cercare di fare tutto il possibile per trovare le migliori soluzioni per la vertenza Manuli e per favorire il rilancio dell’economia del territorio. La manifestazione è stata organizzata dai sindacati, che hanno anche incontrato il sindaco Castelli e il presidente della Provincia Celani.

«Abbiamo chiesto una maggiore attenzione da parte delle istituzioni alla situazione dei lavoratori – ha affermato Ubaldo Falciani (Cgil) – Nell’ultimo incontro presso il Ministero le istituzioni hanno redatto un verbale dove assicurano tutto il loro impegno a favorire le condizioni per creare l’occupabilità dei lavoratori. Occupabilità, però, non è occupazione, ma formazione professionale. La formazione professionale va bene in un contesto lavorativo dinamico e florido, non in questo. Perciò il loro sforzo deve essere in direzione del rilancio dell’economia locale per creare concrete situazioni occupazionali».

Anche l’Ugl spinge nella stessa direzione: «Oggi le istituzioni debbono misurasi con Roma e sapere battere i pugni sul tavolo per difendere la nostra linea del Piave: Manuli, Zona Franca, Protocollo d’Intesa» sostiene in una nota, nella quale chiede anche un intervento diretto del Governo: «Il ministro Scajola quando viene ad Ascoli Piceno?»

Infine l’appello agli altri sindacati: «A Cgil-Cisl-Uil diciamo sì ad un fronte unitario e comune, perché siamo convinti che uniti si può vincere, ma chiediamo di fare un passo in avanti per porci nella condizione di poter accettare la sfida».

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