SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Lunedì in via speciale si stava per concludere il processo della presunta “banda” della Stilo celestino (mezzo che secondo le testimonianze sembrava essere l’auto utilizzata dai processati), quando le prove contro gli indiziati sono state rimesse nuovamente in gioco. Proprio quando il Pm Nardini confermava la sua richiesta di colpevolezza chiedendo al giudice la condanna degli indiziati, alcune foto hanno rimandato la sentenza al fine di ottenere maggiori accertamenti.

La storia risale al 2004 quando cinque individui venivano fermati e sottoposti a custodia cautelare per la presunta colpevolezza di furto in due prestigiose ville del Piceno. La dinamica, sempre la stessa: manomissione delle telecamere di sicurezza e campo libero per agire.

Ad ingannare i presunti colpevoli, secondo gli atti d’indagine, sarebbero secondo gli inquirenti le immagini di videosorveglianza che immortalano dei volti (ma non atti di violazione) e la testimonianza dell’agente di sorveglianza, che ai tempi riconobbe un’auto sospetta segnalando alle autorità alcune cifre di targa, successivamente ricollegata alla famosa Stilo celestino.

La successiva individuazione dei proprietari, poi dei conducenti e dei rispettivi passeggeri che furono fermati per altre cause, hanno indotto il Pubblico Ministero ad avviare un’indagine anche fuori regione, così scoprendo che gli indiziati residenti nel vicino Lazio, erano da giudicare tutti poiché complici dei reati e presunti autori degli stessi.

Oggi, a distanza di cinque anni è arrivata la difesa degli avvocati, che esprimendo numerosi dubbi sulla colpevolezza dei loro clienti hanno giudicato il processo un vero e proprio dibattimento indiziario, poiché le prove di colpevolezza per alcuni imputati sembrerebbero non fondate, mentre per altri mancherebbe un vero contraddittorio in aula, o meglio un esame approfondito.

Si hanno delle foto, ma secondo gli avvocati, gli indiziati non sono mai stati sottoposti all’attenzione del giudice per un confronto. Si hanno tre cifre di targa della famosa macchina sospetta ma non l’intero numero (anche se le forze dell’ordine dispongono di sistemi speciali per individuare un mezzo anche con poche cifre). Si hanno delle discordanze negli orari di registrazione dei filmati che secondo la difesa non sarebbero mai stati approfonditi. Insomma, la difesa ha ben chiarito la propria posizione: «Gli imputati sembrano estranei dalle accuse».

Le indagini, secondo gli avvocati dei sospetti, tenderebbero a colpevolizzare a tutti i costi le persone accusate senza dare la possibilità di un confronto. Paragone che secondo gli atti invece, sarebbe stato fatto sulla base delle prove emerse nelle indagini: la foto corrisponde ad un elemento successivamente trovato nell’auto indiziata.

Quasi al termine del dibattimento la difesa ha invitato il giudice a visionare alcune foto che sembrerebbero cambiare le carte in tavola e smontare la tesi dell’accusa. Qualcosa non quadra. Tra volti mai visti e date discordanti il giudice Filippello sospende il dibattimento: «Voglio essere sicura che tutto sia controllato correttamente».

Ed è così che la lunga e controversa vicenda della “banda” della Stilo celestino è stata rinviata rimanendo ancora in attesa di giudizio.

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