ASCOLI PICENO- «A nulla sono servite in questi anni le proteste degli ambientalisti e di tutti coloro che hanno osteggiato questo progetto che renderà invivibile la zona di Via Murri- via Firenze- Viale Indipendenza».
A scendere in campo è stato Luigi Paracciani, che sabato 17 ottobre ha protestato disperatamente e ostinatamente incatenandosi davanti al cancello della ex Villa Petronio in stile Liberty minacciando anche lo sciopero della fame.


«Ascoli si sta facendo fregare da San Benedetto,
bisogna fare come il Professor Tito Pasqualetti – sottolinea Paracciani – che in Riviera ha salvato Villa Fiammetta, una delle più belle espressioni dello stile liberty cittadino».
Sette anni di braccio di ferro sul cosiddetto “Comparto Firenze” stanno per portare alla demolizione dell’edificio dell’importante villa stile liberty con una contestuale costruzione di oltre 100 appartamenti nel quartiere Luciani.
«L’assenza dei rappresentanti della “politica” ha evidenziato meglio quanto forti siano gli interessi attorno alla realizzazione del progetto edilizio di via Firenze e quanto trasversali e incrociati i connubi tra iniziativa dei privati e sostegno elettorale»- sostengono in una nota i rappresentanti della Associazione “Città Sommerse”, che ancora aggiungono: «Passati i tempi delle grandi speculazioni che devastarono i centri delle nostre più belle città, oggi nessuna amministrazione se non quella di Ascoli avallerebbe un tale progetto.»
Un progetto che è stato già approvato dal Consiglio Comunale di Ascoli Piceno che ha trovato il sostegno di politici sia di destra che di sinistra e «senza pensare alle priorità dei cittadini che vengono privati di uno dei pochi spazi verdi del quartiere, di spazi ricreativi come lo era la villa, sede del circolo degli anziani e di conseguenza la congestione di tutta la zona a causa del traffico. L’aspetto più terrificante di tutta questa storia è il silenzio ottuso e controproducente dei cittadini residenti del quartiere e degli stessi cittadini ascolani, presenti in numero esiguo alla protesta, che non si rendono conto che il quartiere diventerà presto un ammasso caotico di auto e di cemento. Un silenzio complice che contribuirà alla devastazione del bene comune».

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