GIULIANOVA – Nuova giornata di ricerche vane, nuova giornata in cui i sommozzatori han dovuto fare i conti con la scarsissima visibilità nelle acque del porto giuliese. Non c’era mare cattivo, venerdì, e i fondali del porto sono abbastanza bassi, circa cinque metri.

Ma le onde battendo sugli scogli dei moli alzano la sabbia dei fondali, che intorpidisce l’acqua impedendo ai sommozzatori di vedere.
E il corpo di Maurizio Fagone è ancora in mare. «Sabato si ricomincia, non molliamo, vogliamo fortissimamente restituire il corpo dello sfortunato marinaio alla famiglia», dice il commissario provinciale della Croce Rossa Valentino Ferrante, anch’egli subacqueo impegnato nelle ricerche e anche nelle operazioni di salvataggio degli altri due marinai del peschereccio sambenedettese, Stefano e Marco Marchegiani.
Si è cercato e si cercherà negli anfratti fra i massi delle scogliere, all’interno del bacino portuale. Lo si è fatto con delle sonde sottili dotate di videocamera. Ma c’è anche un’altra strada da seguire, quella per cui il corpo di Fagone sarebbe rimasto in qualche modo impigliato nelle reti da pesca a strascico del relitto, il cui corpo principale si trova quasi sicuramente dentro il porto di Giulianova, sui fondali.
Quest’ultimo dato potrebbe essere avvalorato dal piccolo corpo galleggiante che fin da quel drammatico lunedì è rimasto sempre fermo in superficie, in un punto fra il faro rosso e la curva del porto, all’imboccatura del bacino. Una sorta di boa, appartenente al Diana Madre secondo quanto conferma il capitano del motopesca, e che non si è mai spostata dalla posizione in cui continua a galleggiare, nonostante il mare mosso di questi giorni. Ciò fa pensare che sia rimasta impigliata con dei cavi o delle reti a qualcosa di molto pesante, probabilmente la parte più grande del relitto. Il corpo principale dell’imbarcazione, dunque, andata in pezzi nella tragica burrasca di lunedì, come testimonia il cabinato esterno ritrovato in una spiaggia a 300 metri dal porto.

Ma ancora non si vede nulla, sott’acqua. Per i sommozzatori della Croce Rossa, coadiuvati dalla Capitaneria di Porto, dall’elicottero della Polizia di Stato e dai Vigili del Fuoco, la ricerca dello sfortunato marinaio continua.

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