ASCOLI PICENO – L’incontro a Roma presso il Ministero dello Sviluppo, dove si incontravano rappresentati del Governo, sindacati e istituzioni, non ha prodotto i risultati sperati. Le impressioni positive della vigilia hanno lasciato spazio alle certezze negative del pomeriggio romano, nel corso del quale i vertici della multinazionale milanese hanno esposto per il sito di Ascoli un piano industriale che prevede la ripresa dell’attività produttiva soltanto per un centinaio di lavoratori, mentre 276 rimarrebbero invece nella situazione attuale, cioè con un imminente avvio della procedura di mobilità (per una settantina potrebbero scattare le procedure di prepensionmento).

«Ci aspettavamo comunque un drastico taglio alla forza lavoro – commenta in una nota l’assessore regionale al Lavoro Badiali – a fronte però della rinuncia all’avvio della procedura di mobilità. Le proposte dell’azienda sono ancora lontane dai livelli occupazionali che riteniamo compatibili con la situazione complessiva dell’ascolano. Le istituzioni si sono comunque dichiarate disponibili a porre in essere tutte le misure di accompagnamento sia in termini di ammortizzatori sociali sia per favorire processi di riconversione industriale del sito produttivo».

L’assessore regionale sollecita anche il Governo a definire subito l’accordo di programma previsto dal Protocollo Valtronto-Valvibrata, e sottolinea l’unico aspetto positivo del momento e cioè la scongiurata chiusura dello stabilimento.

«Il mantenimento di una seppur limitata capacità produttiva – conclude Badiali – è comunque un segnale per far scendere la tensione e riprendere il dialogo tra proprietà e lavoratori allargando la capacità produttiva. Mi auguro che nei prossimi giorni, dopo gli approfondimenti che abbiamo chiesto all’azienda vengano riconsiderati il numero di esuberi nell’ottica di una composizione fattiva della vertenza.»

Duro però l’attacco del fronte interno dei lavoratori: «I lavoratori della Manuli – afferma il sindacalista Andrea Quaglietti – e tutte le istituzioni locali sono state ricattate e prese in giro fino all’ultimo dall’azienda, con il presidente della Provincia di Ascoli Piero Celani che è stato anche offeso dall’amministratore delegato Marchisio. Tutto quanto è avvenuto, ieri e nelle ultime settimane è una vergogna, e la Manuli non merita più di essere considerata un’azienda italiana».

Nel pomeriggio di ieri, in effetti, il presidente della Provincia Celani si sarebbe molto indignato dalle proposte avanzate dai vertici della Manuli, soprattutto quella di voler vendere una parte dei capannoni dell’area, dai quali l’azienda guadagnerebbe 10 milioni a fronte di una misera spesa di 400 mila euro da sostenere per il frazionamento.

«Una presa in giro bella e buona – polemizza ancora Quaglietti che attacca anche il Governo – un comportamento arrogante incredibile, avallato da un Governo assente, nonostante le tante promesse fatte al territorio».
In ragione di ciò, dunque, i sindacati annunciano uno «sciopero ad oltranza fino al 21 ottobre, o almeno fino a quando non verranno riprese in seria considerazione le proposte dei sindacati, e blocco del reparto distaccato “Oil Marine”», l’unico che ha continuato regolarmente la propria attività produttiva e nel quale sono impiegati 34 operai.

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