SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Da 15 anni in Italia si discute sul fatto se Berlusconi sia una vittima, un perseguitato dalla magistratura perché è sceso in politica o sia una persona che, per proteggersi dai suoi guai giudiziari, sia entrato di proposito in politica.
Le dispute di questa settimana, a seguito della sentenza del lodo Alfano, hanno poi amplificato a dismisura questa polemica fino ad assumere toni parossistici da entrambi gli schieramenti: deve governare assolutamente perché ha il mandato chiaro dagli elettori o invece deve andarsene, deve dimettersi perché coinvolto in reati comuni che il paese sembra non sia più in grado di sopportare.
Provo a fare alcune considerazioni, anche se so in partenza che scontenterò tutti ma ci provo ugualmente, visto che è il fatto più importante di questi ultimi giorni e non se ne può non parlare.
Partendo dal postulato che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, dovrei convenire che il problema non si dovrebbe nemmeno porre e, avendo fiducia nel nostro stato di diritto, il cittadino dovrebbe affrontare i processi con fiducia e serenità.
Sarei un ingenuo se pensassi questo, verrei accusato di raccontare luoghi comuni, di fare retorica spicciola, di parlare del nulla.
Dovrei così dedurre che in Italia la giustizia non funziona, cosa che in effetti per certi versi è, visto che i processi e le relative sentenze vanno avanti per anni, con dispendio di tempo, energie, soldi; però mi sembra che, a parte la lentezza dei processi, in genere si accettano le sentenze con l’assunto che siano di solito giuste e obiettivamente motivate.
Questa situazione però sta portando a grosse dispute, anche ideologiche, su chi sia Berlusconi: un potente che vuole assoggettare la giustizia al potere politico e gestire in prima persona il tutto o una vittima che si è permesso di toccare i santuari inviolabili della magistratura?
Il premier ha detto di aver speso 200 milioni di euro per pagare gli avvocati che lo hanno difeso fino ad ora e questo è un dato di fatto, ma sono state fatte anche leggi apposta per evitare condanne che altrimenti sarebbero potute arrivare come il falso in bilancio o tempi di prescrizione accorciati o processi sospesi, come per appunto il lodo Alfano.
Dice che questi continui processi lo limitano nell’esercizio delle sue funzioni e questo è anche vero, ma nessuno può porsi al di sopra della legge: la nostra storia recente parla di parlamentari che si sono fatti processare ed hanno subito e accettato il verdetto, quali Tanassi, Longo, Andreotti, Di Pietro ecc…
Denuncia Napolitano di non essere imparziale per i suoi trascorsi politici, per essere stato comunista, quando l’opinione pubblica lo giudica come una persona istituzionalmente corretta e molto equilibrata (fino a poco tempo fa lo pensava anche lui), offende R. Bindi, definendola “più bella che intelligente”, se la prende con parte della stampa italiana e con i giornali stranieri che “sputtanano non solo il Presidente del Consiglio ma la democrazia e il nostro paese”.
Feltri accusa il Quirinale di non aver rispettato gli accordi, i patti tacitamente sottoscritti, come se il Presidente della Repubblica potesse influenzare più di tanto il giudizio indipendente della Corte Costituzionale ed è questa la risposta data da Napolitano a tutti i critici e a “Il Giornale” in particolare.
Persino la stampa ha cominciato a litigare: Scalfari paragona il direttore del “Corriere della Sera” al pavido don Abbondio dei “Promessi Sposi” perché ha preso le difese del Presidente del Consiglio, ricordandogli le dimissioni forzate dallo stesso giornale nel 2003; De Bortoli si difende accusandolo di sproloquiare, ricordandogli ed elencandogli tutte le critiche che il suo giornale ha rivolto al premier negli ultimi mesi.
Con la teoria del complotto mai provata, si sta mettendo in atto un vero gioco al massacro, senza esclusione dei colpi, come fossimo in una guerra civile permanente.
In questi momenti concitati e di grande confusione si fanno calcoli di bassa politica con fantomatici “governi del presidente” ed alleanze trasversali, quando la maggior parte degli italiani, che hanno difficoltà ad arrivare a fine mese, sono preoccupati per la crisi economica che soffia ancora sul loro collo e temono per il loro posto di lavoro.
Forse sarebbe il caso che il governo, il parlamento e tutte le istituzioni preposte, pensassero soprattutto a cercare di risolvere questo problema, che forse è quello che interessa di più agli italiani in questo momento.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 1.086 volte, 1 oggi)