ASCOLI PICENO – Clima teso, sciopero a oltranza e blocco di un reparto alla Manuli Rubber, nella zona industriale, dopo le brutte notizie – parzialmente attese – giunte dall’ultimo tavolo di crisi al Ministero dello Sviluppo Economico.
I lavoratori, d’accordo con tutti i sindacati, mercoledì mattina hanno imposto un blocco alla produzione e all’ingresso e uscita di mezzi e personale al reparto “Oil & Marine”. Si tratta di una divisione aziendale che dal 2006 è stato trasferita in un capannone vicino.
La multinazionale milanese ha dichiarato di poter tenere al lavoro solo un centinaio di operai sui 375 attuali,  mantenendo solo la produzione dei tubi spiralati. Due terzi dello stabilimento sarà venduto.
Al reparto “Oil & Marine” lavorano 34 persone, per nessuno di loro c’è in atto la procedura di mobilità che invece è partita in agoso per gli operai dello stabilimento principale. Ora, a pochi metri dal presidio “storico” davanti alla Manuli Rubber, è in atto lo sciopero ad oltranza di fronte alla Manuli Oil & Marine. I cancelli sono bloccati da una cinquantina di operai, Digos e Carabinieri già dalla notte tengono la situazione sotto controllo.

LA PREOCCUPAZIONE DELLE ISTITUZIONI L’assessore al Lavoro della Regione Marche, Fabio Badiali, dopo l’incontro di Roma con la multinazionale non ha nascosto la sua preoccupazione: «Ci aspettavamo comunque un drastico taglio alla forza lavoro a fronte però della rinuncia all’avvio della procedura di mobilità. Le istituzioni si sono comunque dichiarate disponibili per tutte le misure di accompagnamento, sia in termini di ammortizzatori sociali sia per favorire processi di riconversione industriale del sito produttivo». Su questo ultimo punto si conta nel Governo, e nella stipula di un accordo di programma con nuove risorse statali per la valle del Tronto e il teramano, terre di diffusa crisi produttiva ed occupazionale.

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