GIULIANOVA – «Le ricerche sono state sospese per via della mancanza di luce»: dalla Capitaneria di Porto di Giulianova apprendiamo che le ricerche dello sfortunato marinaio sambenedettese Maurizio Fagone riprendono martedì mattina appena c’è abbastanza luce per uscire in mare e poter scorgere il disperso del “Diana Madre”. Senza luce, e con le spaventose condizioni meteo di lunedì sera, le imbarcazioni dei soccorritori avrebbero rischiato di colpire con gli scafi il corpo del disperso. Le speranze di ritrovare vivo il marinaio 43 enne con il passare delle ore si assottigliano sempre più. Sono sani e salvi i suoi due compagni di equipaggio, i fratelli Marco e Stefano Marchegiani. Il primo è stato dimesso dall’ospedale di Giulianova mentre l’altro si trova sotto osservazione.

Intanto viene delineandosi la dinamica del naufragio, a pochi metri dalla banchina giuliese. Sembrerebbe che l’imbarcazione non abbia cozzato contro gli scogli del porto, se non in un secondo tempo e solo con la cabina esterna, mentre l’equipaggio si trovava già in acqua.
LE TESTIMONIANZE Il naufragio del “Diana Madre” è avvenuto intorno alle 18 di lunedì pomeriggio. Il peschereccio del capitano e armatore sambenedettese Marco Marchegiani stava compiendo una battuta di pesca nello specchio di mare al largo della foce del fiume Tronto. Una volta resosi conto della portata della burrasca di vento che stava sopraggiungendo da nord, il capitano ha scelto di fare rotta verso il porto di Giulianova. Meglio impiegare qualche minuto in più ma poter navigare a favore di onda evitando i pericolosi “schiaffi” del mare sulle fiancate dell’imbarcazione, questo ha pensato Marchegiani. Una scelta consueta in quei casi, compiuta infatti anche da altre imbarcazioni sambenedettesi che nelle stesse ore hanno fatto rotta verso il porto di San Benedetto dalle acque al largo di Civitanova Marche.
Giunta all’imboccatura del porto di Giulianova, secondo quanto ha riferito il capitano del “Diana Madre”, ci sono stati dei problemi seri per giungere fino in banchina. Appena dentro il bacino giuliese, il peschereccio ha ricevuto una forte “botta di mare”, ha cominciato ad imbarcare acqua e ad affondare dalla prua, fino ad adagiarsi su un fianco. In quel momento il fratello del capitano, Stefano Marchegiani, e Maurizio Fagone hanno potuto lanciarsi nelle acque del porto, senza giubbino di salvataggio in quanto il dramma si è consumato in pochi secondi. Sempre secondo il racconto del capitano, che riferisce di essere sceso in mare per ultimo come vuole la prassi, il marittimo poi disperso ha avuto il tempo di togliersi di dosso la pesante incerata che si usa a bordo. Addirittura pare che qualcuno dagli scogli del molo lo abbia chiamato per indicargli la via, per dargli supporto.

Sono attimi concitati. La forte corrente, insostenibile per uomini caduti in mare senza salvagente, affievolisce le capacità di resistenza.

Tutte le testimonianze raccolte al porto di Giulianova riferiscono l’atto di estremo coraggio compiuto dal marinaio abruzzese Floriano Mattiucci. Nel porto c’è l’allarme generale, tutti i marinai rientrati a terra sanno che si sta consumando un dramma. Mattiucci giunge sulle scogliere del molo, con le onde che si infrangono violentemente contro i massi. Non teme di cadere e getta una cima in mare. Trova il capitano Marco Marchegiani, che la prende al volo e lotta contro la corrente che lo spinge verso l’esterno. Alla fine, mentre la moglie giunta da San Benedetto assiste alla scena, riesce a risalire sulla scogliera. Fagone lotta anche lui contro le onde, ma è meno fortunato.

Ecco la testimonianza di Valentino Ferrante, subacqueo protagonista con la Guardia Costiera ed altri colleghi delle operazioni di salvataggio e presidente del comitato teramano della Croce Rossa: «La nostra sede si trova a poche centinaia di metri dal porto e siamo accorsi subito. Abbiamo avvistato il capitano Marchegiani dentro il porto, a circa 30 metri dal molo sud, mentre un uomo dagli scogli gli lanciava una corda per salvarlo. Alcuni nostri sub lo hanno individuato e si sono diretti su di lui per riprenderlo, altri sono saliti sulla jeep e si sono diretti sulla spiaggia a sud del porto. Lì abbiamo avvistato Stefano Marchegiani aggrappato a un tronco (secondo altre testimonianze invece si tratta di un grosso pezzo di polistirolo, ndr). Era stremato quando lo abbiamo ripreso per portarlo a terra». Sulla spiaggia appena fuori dal porto intanto si è arenata la cabina esterna del motopesca, sradicata dalla potenza delle onde. Di Fagone, purtroppo, nessuna traccia.
Nella sede della Lega Navale a Giulianova è stato allestito un punto di assistenza ai familiari del marinaio disperso. Il loro dolore è straziante. Verso le 22 il sindaco di San Benedetto Giovanni Gaspari giunge a fornire il suo sostegno morale. «Negli ultimi anni la nostra città è funestata dai disastri del mare. Venuti a conoscenza dell’evento, abbiamo annullato la festa di lunedì sera per la tre giorni di Festa del Patrono. Siamo sconvolti da questo nuovo dramma del lavoro e della natura avversa».

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