CUPRA MARITTIMA – La vicenda dei ritrovamenti archeologici nell’area del distributore Erg ha suscitato l’interesse di tutti. Non solo perchè grazie al ritrovamento della base della colonna romana si è avuta la conferma che lì sotto si trovano reperti interessanti, ma perchè dopo questi rinvenimenti lo scavo è stato chiuso e non è stato reso visitabile. Chiediamo alla responsabile di zona della Soprintendenza Archeologica delle Marche che ha seguito il caso, Nicoletta Frapiccini, il perchè di questa conclusione.

Ripercorriamo prima la breve storia dello scavo, dottoressa Frapiccini.
«La Erg voleva costruire dei serbatoi sotterranei destinati ad un autolavaggio. Essendo quella un’area sottoposta a vincoli, ha dovuto compiere quest’indagine preventiva. Si è trattato quindi di uno scavo di emergenza, non previsto. In base ai ritrovamenti si sarebbe poi deciso se procedere o meno con la realizzazione dell’autolavaggio. Sono venuti alla luce dei reperti e l’autolavaggio non è stato costruito».

Come si sono svolti gli scavi e cosa è stato trovato?
«Siamo stati costantemente presenti. Le operazioni sono state seguite dall’architetto Ripari, dal soprintendente Giuliano De Marinis e da una cooperativa di archeologi. Sono emersi dei mattoni in pietra che avevano una disposizione non casuale. È quindi venuta fuori una porzione di un muro che delimita un ambiente, ma non sappiamo altro perchè la porzione è molto piccola. Abbiamo notato anche il crollo di una parete. I pochissimi materiali trovati sono stati collocati nel deposito archeologico cuprense. Si è provveduto quindi alle operazioni di restauro e conservazione, e tutto è stato documentato con disegni e foto».

Perchè lo scavo non è stato reso fruibile al pubblico?
«Per problemi di sicurezza. È un piazzale dove c’è un traffico elevato, passano molte auto e i camion che fanno manovra, non era possibile lasciarla a vista. Inoltre era un’operazione costosa e alquanto complicata. Oggettivamente quindi quel frammento di muro era importante dal punto di vista scientifico ma data la consistenza limitata del ritrovamento non abbiamo ritenuto opportuno renderlo fruibile ora. Un domani se ci sarà possibilità si potranno riprendere i lavori e procedere con l’ampliamento dello scavo. In questo momento a causa della mancanza di fondi, non abbiamo avuto alternativa».

Sostanzialmente a cosa è servita questa operazione?
«La Erg ha fatto un tentativo a sue spese: l’indagine ha messo in luce una realtà archeologica che costituisce un tassello importante nella storia di Cupra. È stata un’operazione che ha preservato gli interessi di tutti: non si è perso nulla, anzi, ci ha fatto scoprire qualcosa che prima non sapevamo, abbiamo acquisito un reperto in più, utile nel caso un domani si voglia riprendere a scavare».

Qual’è il valore dei ritrovamenti?
«Per quello che riguarda la base di colonna, si potrebbe trattare anche di una struttura di ripiego. Dal punto di vista storico il tutto ha un valore interessante ma abbiamo ancora pochi elementi per classificarlo, studieremo meglio i reperti. Per ora quello che è certo è che c’è una struttura da mettere in relazione al ninfeo e all’impianto termale accanto al ninfeo».

Conferma le teorie dell’Archeoclub?
«Posso dire che lì c’era una zona residenziale e l’ipotesi delle ville romane può essere verosimile, ma come tutte le ipotesi devono prima essere verificate sul campo».

Come valuta le risorse storiche di Cupra?
«Cupra è un parco archeologico di interesse straordinario. Una realtà archeologica che ha un respiro cronologico più lungo di altri siti: dalla preistoria all’età romana tardo antica, è tra le più importanti realtà marchigiane. I ritrovamenti fanno capire che in passato Cupra era un centro di grande vivacità commerciale. Indubbiamente per un archeologo lavorare in una realtà come Cupra vuol dire lavorare in un sito archeologico stimolante».

È valorizzata adeguatamente secondo lei?
«C”è ancora da lavorare. Ci sono delle potenzialità da sviluppare e valorizzare. Per questo è fondamentale per gli archeologi avere il sostegno dei cittadini. Se chi ci abita comprende che l’aspetto storico è una risorsa da utilizzare, si parte avvantaggiati. In un paese come Cupra si potrebbe puntare sul turismo culturale o scolastico. Sensibilizzare infatti i bambini su questo argomento, anche con il gioco, è la sfida degli archeologi per poter guardare al futuro».

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