dal settimanale Riviera Oggi numero 794

BAARIA
CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Giuseppe Tornatore
Sceneggiatura: Giuseppe Tornatore
Fotografia: Enrico Lucidi
Scenografia: Cosimo Gomez
Costumi: Luigi Bonammo
Musica: Ennio Morricone
Montaggio: Giuseppe Tornatore
Prodotto da: Tarak Ben Ammar
(Italia, 2009)
Durata: 120′
Distribuzione cinematografica: Medusa

PERSONAGGI E INTERPRETI

Peppino: Francesco Scianna
Sarina (giovane): Nicole Grimaudo
Sarina (adulta): Angela Molina
Figlio mendicante: Luigi LoCascio
MInicu: Enrico Lo Verso
Giacomo: Nino Frassica
Ragazza del muratore: Monica Bellucci
Venditore di dollari: Beppe Fiorello
Tornatore è tornato e lo ha fatto con un kolossal costato quasi 25 milioni di euro. Le cifre del nono film del cineasta italiano volano alto: 30 settimane di lavorazione, 2 set (uno in Italia e l’altro in Tunisia), 20mila comparse, una troupe di oltre 200 persone. Tornatore è tornato anche nella sua amata Sicilia, nella sua città natale Bagheria o meglio “Baarìa”. Tutto parte dal nome di questo luogo infatti, un luogo meraviglioso che, come la trama del film, incorpora vicende reali ad elementi fiabeschi. Bagheria, “Baarìa” o meglio la sua etimologia araba “Bab el gherid” cioè “la porta del vento”.
Le intenzioni e le ambizioni del regista sono quelle di ripercorrere un secolo di storia italiana, attraverso le vicende amorose e non di Peppino Torrenuova (sindacalista ed esponente del PCI) e Mannina, vicende che prendono vita a partire dagli anni ’30 fino agli anni ’70 (con un prologo ambientato negli anni ’10 ed un epilogo nei giorni nostri) incastrandosi con gli avvenimenti principali della Storia del nostro Paese. Quello di Tornatore è un racconto corale, un racconto che ha un nucleo forte e centrale nella storia dei due protagonisti, ma che vive di numerose altre partecipazioni più o meno piccole che a volte funzionano ed altre volte un pò meno. Non è questo assolutamente il caso di Leo Gullotta o dei sorprendenti Ficarra e Picone, semplicemente bravissimi nella loro interpretazione.
Forse il pregio e il difetto di questo film sta proprio nella sua “mole”, nella scelta cioè del regista di un film così ambizioso. Tornatore, che ha scritto anche la sceneggiatura, sembra quasi perdere di lucidità nell’esposizione e la narrazione appare un pò troppo frammentata. La sensazione è questa: gli interpreti impeccabili, gli scenari e la fotografia da sogno, le ricostruzioni e i costumi, la meravigliosa musica del Maestro Morricone, i movimenti macchina morbidi e delicati, tutto sembra pronto per la grande Emozione che però stenta ad arrivare.
Alla fine a Tornatore sembra importare il voler mostrare come nella sua terra le cose stentino a cambiare. Che spesso il retaggio di tradizioni incancrenite non sia stato ancora superato del tutto in Sicilia come in tutto il nostro Paese. Ad esempio, la sequenza dell’assessore all’urbanistica non vedente che apprezza i plastici dei piani regolatori solo dopo aver intascato la classica mazzetta, è abbastanza eloquente ed emblematica.
Vorrei concludere con le stesse parole del regista, forse le più adatte a descrivere la sua opera: “”Baaria” è un suono antico, una formula magica, una chiave. La sola in grado di aprire lo scrigno arruginito in cui si nasconde il mio film più personale. Una storia divertente e malinconica, di grandi amori e travolgenti utopie. Una leggenda affollata di eroi… Baaria è anche il nome di un paese siciliano dove la vita degli uomini si dipana lungo il corso principale. Ma percorrendole avanti ed indietro per anni, puoi imparare ciò che il mondo intero non saprà mai insegnarti”. (Giuseppe Tornatore in un’intervista)

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