SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Riceviamo e pubblichiamo dall’assessore alle Politiche del Mare del Comune di San Benedetto Settimio Capriotti.
Le polemiche di questi giorni sulla cassa di colmata sono tutt’altro che costruttive, non facendo alcun riferimento a dati precisi e comprovati. Daniele Primavera, per esempio, mostra di non avere alcuna idea del recente passato dello smaltimento dei materiale escavati dal porto di San Benedetto, quando afferma che essi venivano interrati nelle discariche ordinarie. Secondo Primavera questa era “prassi consolidata”.

Di consolidato, in questa informazione, c’è ben poco. Purtroppo, infatti, su autorizzazione del ministero dell’Ambiente, quei materiali venivano dispersi in mare, a cinque miglia dal porto di San Benedetto. Il ministero riteneva evidentemente che questo non rappresentasse un pericolo per la salute pubblica. Quei fanghi melmosi, in ogni caso, andavano a depositari sul fondo, coprendolo e rendendolo inospitale ad ogni forma di vita. Verosimilmente “sfioravano” la catena alimentare.

Per evitare tutto ciò, la Regione Marche ha recepito la possibilità delle casse di colmata, previste dalla Comunità europea, come modalità di smaltimento di queste sostanze, e con precisi parametri da rispettare. In base alle tabelle, i materiali di San Benedetto sono addirittura “border line” rispetto alla possibilità di depositarli in cassa di colmata senza un telo protettivo. Abbiamo quindi preso più precauzioni di quante non fossero strettamente necessarie. Rispetto al passato, gli stessi tecnici dell’Arpam reputano le casse di colmata una soluzione molto migliore per la salvaguardia dell’ambiente. Anzi, i tecnici si sorprendono che si possa dubitare di questa evidenza. Ma qualcuno preferisce l’irrazionalità dei timori ad una valutazione dei dati di fatto.

Che a San Benedetto si sia realizzata una cassa di colmata prima che altrove è sicuramente motivo di soddisfazione. Del resto, non dimentichiamo che i primi fanghi conferiti nella cassa di colmata sono stati quelli prelevati all’imboccatura del porto di San Benedetto, nel corso del 2008. Il conferimento del materiale da Senigallia è finito. Non ne arriverà altro da Fano (come qualcuno aveva ipotizzato, sempre nell’ambito degli stessi immotivati timori). Il Genio Civile di Ancona sta ora provvedendo alle ultime operazioni prima di chiudere il cantiere.

La capacità residua di ospitare materiale nella vasca di colmata è limitata a poche altre migliaia di metri cubi. Quello spazio è riservato per il futuro escavo dello stesso porto di San Benedetto, che già si rende necessario. Stiamo anzi lavorando per poter effettuare questi lavori nella primavera del 2010. Quando la vasca di colmata sarà piena, permetterà di allargare la banchina del molo nord, con innegabili miglioramenti per l’agio e la sicurezza delle operazioni di carico e scarico dei pescherecci. Questo è ciò che abbiamo ottenuto per il momento dall’operazione “cassa di colmata”. La realizzazione del terzo braccio del porto è un’ipotesi futura, che va discussa e valutata, tenendo conto di tutte le problematiche connesse, dall’utilizzo della struttura stessa alla viabilità collegata. Nessuno si sottrarrà a questa discussione. L’Amministrazione comunale è disponibile all’ascolto e al confronto.

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