MONTEPRANDONE – «Dario è il candidato più capace di mescolare le diverse identità». Parola di Piero Fassino, tornato ancora una volta nel Piceno per sponsorizzare l’elezione di Franceschini alla segreteria nazionale del Partito Democratico.

Nella mattinata di sabato, presso la Sala Consiliare di Monteprandone, una platea gremita ha accolto il parlamentare torinese, accompagnato dal sindaco Stefano Stracci e dal segretario provinciale del Pd Mauro Gionni. Quasi un’ora di intervento, nel quale Fassino, pur confermando la propria stima per l’outsider Pierluigi Bersani, ha tenuto a motivare i motivi di una preferenza discordante.

«Se scatta il meccanismo dell’appartenenza – ha spiegato – cessa di esistere il senso del nostro partito, ossia quello di unire culture eterogenee legate da un progetto comune. Dalla prima fase elettorale riservata ai soli iscritti abbiamo notato soddisfatti che non c’è stato un richiamo in questo senso. Franceschini ha infatti raccolto oltre il 40% nelle terre storicamente rosse».

Non potevano poi mancare gli affondi a Berlusconi, colpevole della lacerazione in atto nella società italiana: «Vede nemici ovunque: tra i magistrati, nell’opposizione, al Quirinale, in Europa. Inoltre, con lui al governo stiamo assistendo ad una diminuzione delle regole, che non rappresenta affatto un privilegio per i cittadini».

Inevitabile infine che si tornasse a parlare di “scudo fiscale” e della contestata la mancata presenza di venti deputati del Pd al momento dell’approvazione della legge alla Camera.

Riviera Oggi ha citato all’onorevole un articolo comparso giovedì scorso sul “Riformista”, nel quale Tommaso Labate annunciava l’imminente passaggio di Giovanna Melandri tra le fila dei “bersaniani”, in quanto offesa per il rimbrotto di Franceschini nei confronti degli assenti.

«La Melandri sta con noi e ha già smentito categoricamente questa tesi . Tali ricostruzioni sviliscono solamente la politica».

Ed ancora, alla domanda se convenisse davvero ad una sinistra senza ancora un leader che Berlusconi cadesse in autunno, Fassino ha replicato piccato: «Reputo cervellotico pensare che i deputati non ci fossero per tattica. Tutti noi vogliamo che Berlusconi cada il più presto possibile ed è stupido chi sostiene il contrario. I nostri venti voti sono stati decisivi solamente perché tra i banchi di centrodestra ne mancavano sessanta».

«Molti di loro – ha concluso – erano assenti giustificati, ma capisco comunque l’irritazione dei nostri elettori».

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