ASCOLI PICENO – Sono 272 le aziende che hanno chiuso i battenti in questo ultimo anno nel Piceno.
Lo sostiene la Compagnia delle Opere – Marche Sud, che ha elaborato i dati della Camera di Commercio locale.

Simbolo di questa crisi che sta attanagliando il terriorio è la vertenza Manuli, con l’annunciata chiusura nell’estate scorsa della fabbirca ascolana e la messa in mobilità di 375 dipendenti.

Dopo giorni di proteste, presidi, manifestazioni e incontri, si aperto però nei giorni scorsi un nuovo spiraglio: nell’incontro del 13 ottobre a Roma presso il Ministero dello Sviluppo Economico, infatti, la Manuli presenterà un nuovo Piano Industriale per la sede di Ascoli. Intanto, in attesa di conoscere le proposte dell’azienda, i lavoratori espongono quali secondo loro sarebbero le misure da intraprendere per un rilancio del sito produttivo ascolano.

«Nel piano industriale che ci auguriamo non contenga tagli drastici alla forza lavoro locale – afferma il delegato del Sdl Andrea Quaglietti – secondo noi devono essere inserite alcune priorità. Innanzitutto, il rinnovo e rilancio del reparto che produce tubi trecciati, per il quale l’azienda non ha investito negli ultimi anni, lasciando mano libera alla concorrenza italiana e turca del settore; in secondo luogo, il potenziamento del reparto a più alto valore aggiunto già esistente ed operativo, e poi ancora, il ritorno ad Ascoli del Centro Tecnico (ora a Bologna), che è il cervello dell’attività industriale e dovrebbe essere vicino ai luoghi di produzione. Infine – aggiunge Quaglietti – altre due importanti richieste: il rafforzamento della linea che produce direttamente la materia prima, cioè la gomma, che è da sempre una delle più importanti del Gruppo, e poi il rientro nel sito ascolano del reparto di raccordatura dei tubi, che fu trasferito all’estero, in Europa orientale, e che è invece strategico per Ascoli, e non si capisce perché fu spostato quando poi i tubi vanno fuori, vengono raccordati per le esigenze di alcun clienti, e poi tornano qui nelle Marche»

E’ previsto un presidio sotto il Palazzo della Prefettura per la mattinata di lunedì 12 ottobre, giorno precedente l’incontro previsto a Roma. «Oltre alla Manuli, saranno rappresentate anche altre realtà locali in difficoltà – spiega ancora Quaglietti – compresa la Gironacci Calzature di Offida con circa un centinaio di lavoratori e lavoratrici in mobilità che da due anni non percepiscono il TFR».

Al presidio saranno rappresentate anche tutte le sigle sindacali. «La situazione nel nostro territorio è complessa, – dice Ubaldo Falciani della Cgil – sono tanti i settori e tante le aziende in difficoltà. Da parte nostra stiamo sollecitando il Governo centrale e le istituzioni a rimettere in piedi il tavolo per l’attivazione del Protocollo d’Intesa Valtronto-Valvibrata, fondamentale per stabilire le coordinate di un nuovo rilancio del Piceno. Per quello che riguarda la Manuli, – prosegue – prima di fare considerazioni aspettiamo di conoscere quale sarà il Piano industriale proposto dall’azienda. Fin dal primo momento abbiamo lavorato in direzione del rilancio del sito produttivo. Non andiamo a Roma per parlare di ammortizzatori sociali, anche perchè nel caso avremmo dovuto coinvolgere il Ministero del Lavoro e non quello dello Sviluppo Economico».

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 875 volte, 1 oggi)