SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Acque agitate all’interno del Pdl. Il consigliere comunale Giorgio De Vecchis, sostenuto da Vincenzo Amato, Benito Rossi, Giuseppe Traini e Luigi Ursini, denuncia la tendenza sempre più diffusa di ricoprire doppi incarichi. Impegni cittadini e contemporaneamente mansioni presso la Provincia di Ascoli, una situazione che all’interno del Popolo delle Libertà sambenedettese riguarda ben quattro consiglieri comunali su sei.

Pasqualino Piunti e Bruno Gabrielli in primis, ma anche Giovanni Poli ed Andrea Assenti. De Vecchis non ha peli sulla lingua e lancia loro un deciso monito: «Chiediamo di mollare almeno una delle due cariche. Nel regolamento della vecchia An esisteva una norma che vietava le molteplici funzioni in città e provincia. Ora invece ci troviamo in una fase di totale anarchia, senza regole, senza coordinatori locali. Lo so, ci siamo appena formati e questa situazione è fisiologica, ma bisogna tornare ad un’organizzazione democratica del partito».

«Bisognerebbe dare spazio pure ad altre personalità», sentenzia Rossi, facendo inoltre notare che «appare contraddittoria la decisione di un unico soggetto di ricoprire incarichi di maggioranza a Palazzo San Filippo e d’opposizione in Comune». Osservazione questa, che fu posta nei mesi scorsi anche dal sindaco Gaspari, imbarazzato nel doversi confrontare con un Gabrielli assessore della Provincia al Turismo e allo stesso tempo agguerrito consigliere comunale di minoranza in Municipio.

«Nel 1994 – continua – Vincenzo Amato fu eletto in Provincia e si dimise a San Benedetto, permettendo che entrasse Gianni Capanna. In questa maniera si raddoppiò la nostra forza istituzionale».

Rossi e Amato hanno poi mostrato una lettera spedita lo scorso luglio a Pasqualino Piunti, che prima delle elezioni di giugno pare avesse annunciato in caso di vittoria le proprie dimissioni da consigliere comunale. «Non abbiamo ricevuto alcuna risposta, per questo motivo abbiamo deciso di distribuirla alla stampa».

Nel messaggio si chiedeva  esplicitamente al vice di Celani «il rispetto dei regolamenti e delle persone», che andassero a garantire all’escluso Luigi Ursini «il riconoscimento del lavoro politico svolto in favore del centrodestra».

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