CUPRA MARITTIMA – Folle violenza in pieno giorno. Giovedì 8 ottobre infatti, a Cupra Marittima, nel tratto di pista ciclopedonale a nord dei campi da tennis una donna di 44 anni, di Grottammare, è stata vittima di una aggressione fisica, secondo le ricostruzioni della Polizia con motivazioni sessuali, da parte di un uomo di origine marocchina.

Erano da poco passate le 10 e la donna si trovava in compagnia di un’amica. Le prime ricostruzioni parlavano di un tentativo di scippo ma i capi di imputazione dell’uomo, S.H., sono di tentata violenza sessuale perché aveva cercato di aggredire la donna per violentarla cercando di strapparle di dosso i vestiti e gettandola a terra. Il marocchino, clandestino, senza fissa dimora, con un ordine di espulsione dal territorio da parte della Prefettura di Forlì ma nessun precedente penale ha provocato alla sfortunata numerose ferite: la donna è stata infatti colpita ripetutamente al fianco sinistro con il collo rotto di una bottiglia di birra. Colpi da taglio profondi al fianco sinistro e sotto alla costola, tagli profondi inoltre vicino alla zona cervicale sinistra (sembra il più grave), all’addome e al quinto dito della mano sinistra.

Immediatamente la donna e l’amica (per lei contusioni lievi e uno stato di choc) si sono messe a strillare e gridare aiuto. A soccorrerla è stato un cittadino che stava in quel momento passeggiando con il suo figlioletto e che ha immobilizzato l’aggressore. Tuttavia la donna aveva già riportato diverse ferite a causa dell’uso violento del collo della bottiglia di vetro rotta (una comunissima birra Moretti), che le hanno procurato dei tagli sotto l’ascella e sull’addome.

Le urla sono state avvertite anche da un’altra signora che abita nella zona, Maria Teresa Capomagi, infermiera, che racconta a rivieraoggi.it: «Ho sentito gridare “portate via il bambino” – spiega – e non capivo sinceramente la dinamica dell’aggressione. Poi mi sono avvicinata e ho visto un uomo che teneva fermo l’aggressore. L’uomo chiedeva di allontanare il bambino, evidentemente il figlio che si trovava con lui, per evitargli pericoli durante l’azione di immobilizzazione dell’aggressore».

Tuttavia il marocchino sembra sia riuscito a divincolarsi, e, a quanto racconta la testimone, «mentre urlava “ho una bottiglia” e si dibatteva per liberarsi è riuscito a prendere una bottiglia rotta e a colpire ancora la donna sotto il collo».

«Visto questo – conclude l’infermiera – ho subito portato via la signora per prestarle i primi soccorsi e ho notato che era ferita anche sotto l’ascella e sull’addome». La donna era cosciente ma a causa della perdita di sangue e del terrore sembrava potesse svenire a momenti. Nel frattempo sono arrivate le forze dell’ordine e un’ambulanza.

All’arrivo della polizia l’aggressore ha iniziato a correre per la spiaggia inseguito da poliziotti a piedi ai quali lanciava contro tutto quello che riusciva a trovare, specie grosse pietre. L’inseguimento si è prolungato fino alla Statale 16. Agli agenti in azione si è poi aggiunto un poliziotto che fuori dal servizio si era trovato sul posto, finchè l’aggressore è stato raggiunto nei pressi della statale 16 e bloccato. L’extracomunitario ha reagito con violenza nei confronti degli agenti.

Ora si trova nel carcere di Marino del Tronto, con le accuse di tentata violenza carnale, lesioni personali aggravati, resistenza a pubblico ufficiale, violazione della normativa sull’immigrazione, mancato rispetto dell’obbligo di espatrio (emesso dal Prefetto di Forlì lo scorso 16 settembre). Adesso si trova a disposizione del Sostituto Procuratore della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Fermo Luigi Ortensi che coordina le le indagini.
Alla donna, all’arrivo al Pronto Soccorso, veniva diagnosticata una prima prognosi di 30/60 giorni. L’intervento in sala operatoria si è protratto per circa cinque ore (dalle 12 circa alle 17), quindi è stata sedata. Gli inquirenti aspettano che sia possibile riuscire a parlarci per avere più notizie anche se ci sono già abbondanti testimonianze, in primis, quella della amica che l’accompagnava.

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