Da RIVIERA OGGI N. 794 in edicola ogni martedì

Io penso che Vittorio Feltri, nel continuo tentativo di far rumore e quindi di attirare attenzione, perde la lucidità che ad un uomo intelligente, qual è sicuramente, non manca. Sabato 3 ottobre, nel suo editoriale sul Giornale dice una cosa così audace che sarebbe da sanzionare più di trasmissioni che, per la loro spregiudicatezza, attirano giornalmente l’attenzione dell’Autority.
Ha scritto che la manifestazione per la libertà di stampa che si teneva in quello stesso giorno a Roma era stata già rinviata sabato scorso per l’attentato e i morti di Kabul e che quella odierna è preceduta dalla disgrazia di Messina con venti morti e tantissimi feriti.
Con il “ghigno” che lo contraddistingue aggiunge la velata preghiera di non rinviare ancora la manifestazione (che lui ritiene inutile e qui sono d’accordo con lui) perché… “porta male”.
Fosse un Paolo Rossi (il comico), un Chiambretti, un Grillo (nella versione showman) sarebbe anche ammissibile, da parte di un direttore di giornale assolutamente no.
E passiamo alla protesta di Roma per la libertà di stampa. Secondo me non serve a nulla. Fino a quando dietro ai giornalisti c’è uno schieramento, ci sono interessi editoriali da mantenere (e mi pare giusto), ci sono linee editoriali ben definite non proprio fondate sulla libertà di stampa, idee troppo rivoluzionare o troppo poco, alla faccia dei fatti, la possibilità che un giornalista possa esprimersi liberamente resta una chimera.
Del resto, a pensarci bene, il giornalista dovrebbe essere un professionista alla pari di un ingegnere, di un medico, di un avvocato, i quali non lavorano, o almeno non sempre, in funzione di un padrone. Chi fa, invece, il dipendente perde automaticamente qualche libertà seppur nel rispetto nella necessaria professionalità. Quei professionisti devono guadagnarsi la pagnotta con le proprie forze.
Così il giornalista che, soltanto se si identifica in un professionista (e non in un dipendente) può godere di libertà di azione. E cioè un giornalista free lance, un giornalista-editore, un giornalista imprenditore.
Credo che così anche l’Ordine avrebbe un senso più concreto come lo hanno quello di ingegneri, medici, avvocati, architetti e così via.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 1.288 volte, 1 oggi)