SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Tutto colpa di una eredità: ritorniamo sul caso di violenza discusso in procura lo scorso venerdì e con lo stesso spirito di rispetto, offriamo un ulteriore tassello alla vicenda che ha colpito un’intera famiglia sambenedettese in preda al terrore. Riconosciuto il dolore, ma soprattutto la paura dei familiari fatte davanti al giudice Filippello, ciò che rimaneva sconosciuto alla cronaca erano proprio le cause che spinsero l’uomo a tali comportamenti. Oggi tutto sembra più chiaro: un’eredità ha scatenato l’inferno, ma forse non è tutto.

Dopo la morte del padre dell’indiziato, tutta la famiglia si trovò per le mani un’eredità. Un terreno con un rudere su cui i numerosi familiari riconosciuta la successione di comune accordo, non hanno mai avanzato interessi particolari. Qui ebbe inizio la storia secondo la ricostruzione dei familiari. L’unico tra i tanti che voleva la sua parte e la voleva a tutti i costi era lui, il “violento”.

A seguito delle percosse, la famiglia dell’uomo decise di liquidare la sua parte con l’intento di calmare le acque e ristabilire l’equilibrio familiare ma il tentativo, che sembrava essere la soluzione a tutti i problemi, ben presto si rivelò il peggior incubo. L’uomo chiedeva una cifra più consistente e la voleva a tutti i costi. Sei volte tanto l’effettivo valore che gli spettava secondo la valutazione. Troppo per assolvere le sue richieste e troppo per continuare a subire in silenzio.

Quel che accadde in seguito lo si racconta nelle aule di tribunale in più occasioni e nelle oltre 20 denunce a suo carico che in alcuni casi gli costarono misure cautelative in carcere.

La scorsa settimana sono state ascoltate le “vittime” della vicenda, per i fatti accaduti nel periodo 2006-08. La madre dell’imputato ha chiaramente riferito che il figlio iniziò a malmenarla solo perché lei rifiutò di ospitarlo in casa sua per sempre. «Voleva trasferirsi da me con tutta la famiglia e io sarei diventata la sua serva se avessi accettato. Io non volevo, era troppo cattivo». Un ulteriore causa da sommare alla vicenda dell’eredità. Una semplice dichiarazione di poco conto che non servirà a delineare le volontà del presunto molestatore ma che evidenzia sicuramente la complessità del suo progetto di vendetta che la sorella in più occasioni, sempre in aula, ha citato.

Quante le cause che scatenarono la violenza e quale la verità? Per la cronaca rimangono aperti molti punti interrogativi che la sola magistratura potrà chiarire. Intanto, le vittime di questa vicenda rimangono sospese dal terrore che si possano ripetere ancora una volta violenze.

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