SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dismessi gli abiti del politico, torna di nuovo narratore. In un teatro Concordia che ha faticato un po’ a riempirsi, visto l’orario ancora lavorativo per molti, venerdì 2 ottobre, l’ex segretario nazionale del Partito Democratico, Walter Veltroni, ha presentato il suo nuovo romanzo “Noi”, 347 pagine edite da Rizzoli.
Dal 1943 al 2025, passando per il 1963 e il 1980, il politico romano scrive la storia di un’Italia tra speranza e memoria, di un paese e delle sue ferite, quelle più laceranti e insanabili che scavano solchi profondi, lasciando solo lo spazio per un’ovattata primavera, quasi isolata tra due cicatrici del nostro passato: la seconda guerra mondiale e il terrorismo degli anni Ottanta. Una storia che attraversa l’Italia, percorrendo le tappe di una famiglia, seguita per quattro generazioni dalla narrazione attenta dell’autore.
Un libro in cui l’ex sindaco di Roma ha trasfuso molto della sua vita privata, del suo passato, di un padre che non ha avuto il tempo di conoscere e dell’amore verso il paese di Dante Alighieri e di Petrarca, culla della cultura e dell’arte, che ancora oggi riesce a farsi male come pochi altri.
E la memoria, tema principale soprattutto della prima parte del romanzo, da salvare dagli sciacallaggi dell’oblio, a ogni costo, perché «bisogna preservare la coscienza di quello che è stato – ha spiegato Veltroni – La memoria deve essere il centro di una battaglia culturale che va compiuta in questo momento».
Altra tematica ampiamente affrontata, alla base del romanzo, tanto da far parte del titolo stesso, la relazione che intercorre tra l’ ”io” e il “noi”. «Il “noi” è importantissimo. Solo quando si perde il senso della comunione con l’altro è l’inizio della fine e del delirio del ”io” egoista».
Sceglie di non parlare di politica Veltroni, anzi, chiede espressamente che non gli siano rivolte domande in merito, vuole solo discutere del suo nuovo libro, una scelta che lascia deluso qualcuno. Il politico fa solo un accenno alle sue dimissioni, rispondendo a una domanda a conclusione dell’incontro, quando dice che «sì, c’è una relazione tra “io” e “noi” nell’attività politica, e penso di averlo dimostrato quando ho scelto di andarmene, decidendo di privilegiare il “noi” sull’”io”».
Il libro è stato dedicato a Vittorio Foa, «un uomo molto ottimista, che aveva con il potere un rapporto elegante, che ho voluto ricordare così».
Nella sala del teatro Concordia anche la sorpresa di trovare Neri Marcorè, compagno di viaggio dell’ex segretario del Pd, da Roma a San Benedetto del Tronto e da qui a Fermo, dove, in serata, l’attore e conduttore marchigiano avrebbe introdotto e presentato il libro di Veltroni, compito che nella nostra città è invece spettato al giornalista Patrizio Patrizi.

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