Da Riviera Oggi n.793

MARTINSICURO – Nell’assistenza ai bisognosi il Comune adotta la linea dura. Controlli a campione da parte della Guardia di Finanza sono stati effettuati nei mesi scorsi su numerose famiglie che chiedono sussidi ai servizi sociali a causa di precarie condizioni economiche. Un modo per assicurare che i magri fondi a disposizione dell’amministrazione comunale non vengano sperperati, finendo nelle tasche di eventuali “furbi” (risale allo scorso anno l’episodio di un rom arrestato per usura che prendeva sussidi dal Comune come nullatenente), ma anche un sistema per garantire parità di trattamento a tutte quelle famiglie effettivamente bisognose. Controlli dunque, ma anche criteri di selezione più rigidi, come spiega l’assessore ai Servizi Sociali Marcello Monti.

«L’anno scorso – afferma – al rimborso totale o parziale dell’affitto a Martinsicuro sono state ammesse 140 famiglie. Quest’anno solo 70. Questo perché la Regione, che eroga i contributi, ha deciso di tenere conto solo del reddito Isee».

Questo per quanto riguarda i fondi regionali. Ma con quali criteri vengono elargiti i contributi stanziati direttamente dal Comune?

 «Innanzitutto partiamo dal presupposto che a causa della situazione finanziaria del Comune i fondi sono stati notevolmente ridotti. D’altro canto la crisi economica e l’aumento della disoccupazione hanno fatto aumentare il numero delle famiglie bisognose. Si deve quindi procedere con molta attenzione e cercare di essere il più oculati possibile, evitare gli sprechi e intervenire dove ci sono ammanchi. Abbiamo verificato le domande per i servizi scolastici, come ad esempio la mensa o il trasporto, e le famiglie insolventi sono state messe a ruolo. Naturalmente poi dove non arrivano le risorse del Comune per l’assistenza ci si avvale della collaborazione di Caritas e Croce Verde soprattutto per la distribuzione di beni di prima necessità».

Oltre agli indigenti presenti nel comune i servizi sociali si sono trovati a dover affrontare anche l’emergenza terremoto. Com’è al momento la situazione a Martinsicuro?

«Il numero degli sfollati quest’estate era sceso notevolmente per via del rientro di molti di loro nelle case agibili. Ora però ci sono stati nuovi arrivi a causa dello smantellamento delle tendopoli a L’Aquila. Il numero si aggira al momento sui 1200, tutti alloggiati in appartamenti e a cui vengono forniti i beni di prima necessità. C’è da dire poi che l’emergenza terremoto ha inciso anche sulle casse comunali per una cifra di circa 200mila euro, dato che abbiamo dovuto anticipare i pagamenti alle strutture turistiche per l’ospitalità, e ad oggi la Regione ancora non ha provveduto ad effettuare i rimborsi».

Quest’estate il Comune ha organizzato una manifestazione di sensibilizzazione contro l’uso delle droghe, in collaborazione con l’associazione Amelia di Grottammare. Sono previste altre iniziative in tal senso?

«A novembre ci sarà una conferenza a cui parteciperanno esponenti del Sert di Nereto, dell’associazione Amelia e di San Patrignano per un dibattito sull’uso delle sostanze stupefacenti.

A Martinsicuro quello contro cui si deve combattere è anche il clima di omertà e la copertura negativa che molte famiglie mettono in atto nei confronti dei propri figli tossicodipendenti. I genitori spesso cercano di nascondere il problema, non solo agli altri, ma anche a se stessi. Dobbiamo combattere questo atteggiamento, e far capire loro che possono rivolgersi senza timore ai Servizi sociali per una consulenza discreta, che saprà indirizzarli nel migliore dei modi. Perché un intervento nelle fasi iniziali di una tossicodipendenza può rivelarsi risolutivo».

Cosa risponde infine all’avvocato Gabriele De Santis, suo compagno di partito nell’Udc, che le propone, per migliorare l’integrazione culturale, di istituire corsi di lingua straniera per gli alunni, la realizzazione di un istituto superiore di lingue e un centro commerciale “orientale”?

«Semplicemente dico che nelle scuole di Martinsicuro non ci sono problemi di integrazione, e lo dimostra il fatto che non si registrano episodi di bullismo o di emarginazione.

Il Centro commerciale poi rientra nell’ambito di iniziative private che non sono di competenza del Comune. Infine ritengo che un istituto superiore per il turismo sia più indicato per una città come la nostra a vocazione turistica, che può avere l’ambizione di creare il ceto manageriale nel settore vacanziero.

Dopo il primo no venuto dalla Provincia, ci sono ancora i presupposti per realizzare il progetto di una scuola superiore?

«Senza dubbio ora le condizioni sono più favorevoli, con il centrodestra al governo sia in Provincia che in Regione. Stiamo anche organizzandoci per reperire i locali senza dover ricorrere all’affitto. Dalla ristrutturazione che dovremo fare nella scuola elementare di Villa Rosa si libereranno gli spazi dell’attuale mensa, che potrebbero essere quindi riconvertiti in aule per l’istituto superiore».

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