SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una vicenda nota alle autorità e particolarmente complessa quella ridiscussa stamane in Tribunale. Una storia ricca di denunce e dichiarazioni incriminanti che vede come vittima una famiglia sambenedettese ormai in preda al terrore, e un “uomo”, componente della stessa famiglia, presunto violento dalla lingua tanto tagliente da augurare la morte ai propri cari.

Tutto ebbe inizio nel 2006, quando l’indagato, dopo la morte del padre, in preda ad un raptus inspiegabile assunse un atteggiamento violento nei confronti della madre. L’ira e la violenza secondo le testimonianze scatenarono l’irreparabile e da allora, la brutalità gratuita inferta alla famiglia non ha trovato tregua.

Questo il caso esaminato dalla corte. Una storia che ha terrorizzato un’intera famiglia sambenedettese che reclama giustizia da tempo e che nonostante tutto continua ad essere sotto il mirino del presunto molestatore.

Il forte stato di paura lo si evince dalle dichiarazioni della sorella dell’imputato, che ha raccontato con dolore la vicenda al giudice Giuliana Filippello. Seguita dalla figlia anche la madre ha testimoniato la sua storia, fatta di paura, di botte e di minacce di morte, come le dichiarazioni di alcuni zii, vittime della sua cattiveria.

Un quadro particolarmente preciso quello esposto dai familiari dell’uomo che sembrerebbe dipingere un individuo altamente pericoloso che «non teme nessuno, tantomeno la giustizia» dice la sorella. «Basti pensare che dal carcere dove era detenuto tempo fa, dichiara la madre con tanto di prove alla mano, mi ha inviato una lettera con l’augurio di morte».

Per ora, in questo articolo, mancano i riferimenti dei coinvolti nella vicenda. Tutto questo semplicemente per offrire il rispetto dell’anonimato alle vittime di questa tragica storia che oggi ha congelato gli animi del tribunale di San Benedetto del Tronto.

L’evento di cronaca che vi abbiamo raccontato è piena di parole e fatti ancora sconosciti e al vaglio degli inquirenti. Come sconosciute rimagono anche le ragioni per cui l’indiziato sia ancora libero da ogni misura cautelare. Ma questo fatto rimane un affare della magistratura che farà certamente il suo corso.

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