ANCONA – La Regione Marche, con 13 mila casi noti d’infezione da epatite C (HCV), è con Lazio e Campania, che guida la classifica, tra le regioni più colpite da questa malattia.

Proprio per questa ragione l’Università Politecnica delle Marche, in collaborazione con la Regione Marche, Assessorato alla Sanità, hanno dato vita ad un progetto pilota di informazione ai pazienti sull’epatite C, volto a far emergere i casi di malattia non ancora diagnosticati ma anche a sostenere e consigliare i pazienti durante la terapia. È la prima campagna in assoluto in Italia con tali obiettivi.

Afferma il professor Antonio Benedetti, Direttore della Clinica di Gastroenterologia dell’Università Politecnica delle Marche: «L’unico modo per arginare la diffusione dell’Hcv è far emergere il maggior numero di casi possibili».

«Sono moltissime – prosegue il professore – le persone malate che ancora non sanno di esserlo. Essere affetti da epatite C e non saperlo costituisce un rischio altissimo per sé stessi di sviluppare malattie gravissime, come la cirrosi epatica e il tumore del fegato e per le persone che ci circondano che, a loro volta, potrebbero esserne contagiate».

In questa fase preliminare della campagna di prevenzione, sarà interessato il territorio dell’Azienda sanitaria unica regionale (Asur), l’area vasta 5 comprendente i territori di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto, 220 mila abitanti suddivisi in 41 comuni.

L’iniziativa vuole favorire l’emergere della consapevolezza in merito all’importanza di una diagnosi precoce per questa malattia, nella popolazione che abbia avuto comportamenti a rischio.

Importantissimo inoltre sostenere i pazienti in terapia, attraverso diverse modalità di intervento, basate sull’aiuto nei percorsi terapeutici, grazie ad un diretto e rinnovato coinvolgimento delle strutture operanti nel territorio dell’area vasta.

Il progetto, che coprirà un arco temporale di due mesi, si caratterizzerà con una serie di iniziative di comunicazione e di informazione che vedranno la distribuzione (anche presso gli uffici postali) di materiale specificamente realizzato, per diffondere fra i cittadini gli elementi conoscitivi di base e per identificare i comportamenti a rischio che suggeriscano di accedere ad esami diagnostici, oggi effettuati con metodiche sempre meno invasive.

Stampati, manifesti, locandine, messaggi radiofonici, annunci pubblicitari, oltre a un sito internet, saranno strumenti disponibili presso i 29 centri specialistici dedicati dell’area vasta, oltre che presso i circa 400 ambulatori di medici di medicina generale .

Alla realizzazione dell’iniziativa hanno preso parte anche Giorgio Scalise direttore della clinica di Malattie infettive dell’Università Politecnica delle Marche, Lucia Di Furia della Regione Marche e Giuseppe Petrone direttore dell’area vasta n° 5 e Enzo Ubaldi responsabile di gastroenterologia per la Società Italiana di Medicina Generale.

Ricordiamo che nel mondo sono colpiti dall’epatite C circa 180 milioni di persone, 10 milioni in Europa, oltre 1,5 milioni in Italia. Si tratta di una malattia ancora sottovalutata perché spesso asintomatica, che però provoca milioni di morti in tutti i paesi, dai più poveri a quelli industrializzati. Secondo uno studio dell’Istituto Superiore della Sanità in Italia muoiono ogni anno più di 20 mila persone per malattie croniche del fegato e l’epatite C risulta causa unica o concausa di danni al fegato nel 65 per cento dei casi.

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