Da RIVIERA OGGI NUMERO 793 IN EDICOLA
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Se domani mi alzassi e improvvisamente iniziassi ad affermare con foga che è il Sole a girare attorno alla Terra e non viceversa, quasi sicuramente mi prendereste per pazzo, ma allo stesso tempo avrei raggiunto il mio obiettivo, ovvero quello di far parlare di me.

Un ottimo escamotage, che garantirebbe citazioni, interviste e mega-titoli sui giornali, ma che al contempo mi priverebbe di quel briciolo di dignità che ogni essere umano si presuppone possegga.

Ma si sa, le eccezioni non mancano mai, neppure di fronte ad un terribile lutto e si. Ed è così che lo scorso 17 settembre, a poche ore dal terribile attentato a Kabul che è costato la vita a sei militari italiani, un blog che non citerò, in cerca di notorietà commentava estasiato: «Bingo! Esce il 6 sulla ruota di Kabul».

Un linguaggio farneticante, macabro, aggravato – come se non bastasse – dall’infamante sondaggio lanciato in contemporanea, nel quale l’autore del sito ironizzava sui teli azzurri utilizzati per coprire i corpi straziati dei volontari: «Cosa pensate delle nuove uniformi dei mercenari fascisti?». Si poteva scegliere, udite udite, tra «Azzurre sono carine», «Leggere e pratiche» e «Comode per il viaggio di ritorno».

Squilibrio allo stato puro di un blogger autodefinitosi comunista, laico e (paradossalmente) pacifista, ma che onestamente non può essere accostato neanche minimamente ad un’ideologia di sinistra che non sia necessariamente extra-parlamentare ed altamente radicale. Lo dimostrano, al contempo, le severe stroncature a Pierluigi Bersani e Dario Franceschini, candidati leader di un Partito Democratico distante anni luce dai suddetti fanatismi.

Scorrendo le pagine, si possono inoltre ammirare le altre perle contenute nel sito. Ancora esultanza per l’uccisione a luglio del caporalmaggiore dei paracadutisti della Folgore Alessandro Di Lisio, definito pure lui «porco mercenario fascista», e persino un accalorato «no per la concessione dei funerali di Stato a Mike Bongiorno», etichettato, nel giorno della scomparsa, come «servo dei servi».

Esternazioni “no-stop” che navigano libere nel web senza che nessuno abbia ancora mosso un dito. Difetti di un universo incontrollato e senza filtri, ma lodato dai fautori dell’informazione indipendente.

Capita però sempre più spesso che l’assoluta mancanza di paletti rappresenti un limite per la credibilità di internet, spazio in cui il prestigio e l’attendibilità rischia sempre più di fare a botte con l’assurdità.

Nei giorni in cui in Italia è diffuso e frequente il dibattito sulla libertà d’espressione, dinanzi a tali scene non è un azzardo affermare che questa a volte è un dono talmente prezioso da non meritarcelo.

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