Riceviamo un bell’articolo di Vincenzo Carusi di Porto Sant’Elpidio sulla storia di Dino Ballarin a 84 anni dalla nascita
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il 23 settembre 1925 nasceva a Chioggia Dino Ballarin. A rivisitarla, la sua storia fa venire i brividi. Era un ragazzo veneto che giunse a ricoprire il ruolo di terzo portiere nel Grande Torino, ingaggiato, si fa per dire, dal più famoso fratello Aldo che di quello squadrone era il terzino destro.

Dino Ballarin non giocò neppure per un minuto in serie A con i granata, ma il destino volle che non si separasse dal fratello anche solo per un secondo. Fu infatti Aldo a convincere la società a portarsi dietro il congiunto per un’amichevole a Lisbona in programma il 3 maggio 1949. La società abbozzò, lasciando a casa Renato Gandolfi, secondo portiere che ci rimase decisamente male. La rabbia gli passò rapidamente, il successivo 4 maggio. I fratelli Ballarin morirono insieme nello schianto di Superga, sessant’anni fa. La loro tragedia sembra accompagnare la storia del calcio. Nel 1981, infatti, un incendio divampò nel vecchio stadio di San Benedetto del Tronto, che porta il loro nome, durante l’incontro Sambenedettese-Matera e uccise due persone.

Un calcio romantico e drammatico, il loro, giocato con i bagliori delle bombe mondiali a pochi chilometri di distanza da palloni arrangiati che roteavano per il “Filadelfia” e puntualmente gonfiavano la rete avversaria. Cinque scudetti di fila, epica impresa riuscita solo alla Juve del Quinquennio 1930-1935. Un Mondiale carioca in procinto di essere giocato e, forse, vinto a dispetto di brasiliani e uruguaiani. Si dice – tra le voci, quella di un certo Giampiero Boniperti allora ragazzo – che quella nazionale, granata per dieci undicesimi, si sarebbe mangiata la Coppa Rimet, la terza consecutiva e probabile, imbattibile record. Se solo quell’aereo, con i fratelli Ballarin immaginiamo vicini, fosse atterrato.

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