ASCOLI PICENO – E’ notizia di giovedì: il Tar di Lecce ha annullato la composizione della giunta provinciale di Taranto (centrosinistra), composta da soli uomini, dopo il ricorso presentato da un comitato locale proprio per il mancato rispetto delle pari opportunità di genere nella sua composizione. Ed è notizia di venerdì il fatto che i dieci assessori si sono tutti dimessi.

Ad Ascoli, per quanto riguarda la composizione della giunta provinciale di Piero Celani, siamo nella stessa situazione: tutti uomini. Nessuno ha sporto ricorsi legali, anche se dopo la sua composizione l’esponente dell’Italia dei Valori Palma Del Zompo prima e il parlamentare ascolano dell’Udc Amedeo Ciccanti poi hanno presentato delle critiche politiche.

Oggi la Del Zompo ribadisce: «Torna più che mai di attualità quanto da me stigmatizzato subito dopo le elezioni con una lettera aperta al neo-presidente Piero Celani, in cui gli chiedevo almeno la nomina di un assessore donna a colmare questa lacuna. Invito inascoltato. Ora esiste un pronunciamento di un organo della giustizia amministrativa, il Tar pugliese appunto, che ha avuto anche l’avallo della Ministra per le Pari Opportunità, Mara Carfagna».
La consigliera comunale sambenedettese, poi, riflette: «E’ ben triste che sia necessario imporre per legge ciò che dovrebbe essere solo dettato dalla giustizia sociale, se non dal semplice buon senso. Eppure…”mala tempora currunt” per il ruolo delle donne, per come la loro immagine viene spesso proposta e usata, per le sacrosante rivendicazioni di una più adeguata rappresentanza femminile, non solo in politica, ma nelle posizioni apicali di ogni ambito, da quello delle imprese alle banche, dalla Scuola alle Università, dalla Sanità agli Enti pubblici. Settori, alcuni, con dipendenti a prevalenza femminile, ma solo nella base, e con ai vertici solo uomini, nella stragrande maggioranza».

Per la Del Zompo non è più tempo di pensare che si tratti di un problema per le sole donne. «Se non c’è “rispetto” per le donne, nei fatti soprattutto, sarà tutta la società a soffrirne, a impoverirsi, a rappresentarle come “veline” e non come donne vere».

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