SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si riapre il caso della giovane donna sambenedettese a cui è stata rinvenuta una garza da sala operatoria nel ventre, dopo il suo parto presso la clinica privata Stella Maris nel 2006.

Pamela S., dopo aver dato alla luce il suo primo figlio, scopre con un’ecografia la presenza di un corpo estraneo nel suo ventre, identificato in un primo momento come “tumore” e successivamente riconosciuto come garza da sala operatoria. Lo choc e la travagliata vicenda che la ricondusse nuovamente sotto i ferri oggi si discute in tribunale dove a parlare di quei giorni sono i familiari della donna.

Secondo la loro ricostruzione davanti al giudice Giuliana Filippello, dopo aver dato alla luce il primogenito la giovane mamma cominciò ad accusare malori inspiegabili che il medico che ne seguì il parto riconduceva ad un danno psicologico post parto, causa della mancanza di forze e dell’impossibilità d’allattamento. Dopo una normale ecografia di controllo a causa dei forti dolori, un altro consulto medico scopre una macchia scura nel suo ventre che in principio sembrava essere un tumore e successivamente viene scoperta essere una garza sterile da sala operatoria.

Appurato il danno fisico della vittima, oggi la sua difesa sostiene un risarcimento pari a 250 mila euro per i danni fisici e morali della giovane Pamela che da tempo, secondo le cartelle cliniche, soffre di grandi disturbi dovuti all’intervento. In aula oggi si discute del risarcimento danni, che non sembrerebbe corrispondere alla richiesta della giovane donna.

Di fatto, la vittima ha ricevuto un’offerta di indennizzo pari a 90 mila euro da parte della compagnia assicurativa della clinica, ma la trattativa sembrerebbe andata in fumo poiché il danno ricevuto, secondo il legale della donna, supererebbe di gran lunga la cifra proposta.

Nelle indagini sono state sentite molte figure professionali che quel giorno erano di servizio presso la struttura sanitaria, ma nessuno sostiene di esser in qualche modo coinvolto responsabilmente nel caso specifico, poichè all’epoca la scarsità di personale costringeva gli operatori a mansioni differenti in base alle necessità. Verranno vagliate in futuro le loro dichiarazioni per far luce sul caso e sulle eventuali responsabilità ma al momento esiste solo una vicenda particolarmente delicata che coinvolge un medico, una clinica privata e una giovane donna.

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