SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Cassa di colmata presso il molo nord del porto, i firmatari dell’esposto alla Procura di Ascoli Piceno precisano i motivi che li hanno portati a richiedere l’interessamento dell’autorità giudiziaria dopo che nelle ultime settimane si sono intensificate le operazioni di riempimento della futura banchina portuale con i fanghi provenienti dal porto di Senigallia.
Un riempimento iniziato nel 2008 con le sabbie dragate dal porto di San Benedetto e non compatibili con il ripascimento del litorale.
Le ragioni dell’esposto, dunque. Nazzareno Torquati parla così: «Abbiamo compiuto questo atto a futura memoria, per stare a posto con la nostra coscienza. Chiediamo alla magistratura che si adoperi per accertare senza nessun dubbio che c’è la totale garanzia che né ora né fra trenta anni possano accadere sversamenti o perdite verso il mare di quei fanghi inquinati. Perché secondo noi, dati alla mano, e pur sapendo che i limiti di legge sono rispettati, quella non è la base di una nuova banchina portuale, ma è una discarica».
Il comitato di salute pubblica ribadisce di non avere colore politico e di non voler prestarsi a strumentalizzazioni, e chiede una conferenza pubblica con le istituzioni coinvolte nell’operazione, in modo da delucidare tutti sul progetto e sulle modalità di copertura della vasca. «Non temiamo il confronto, chiediamo certezze sulle modalità di copertura della vasca, e sulla sua sicurezza ora che è scoperta, durante piogge e mareggiate».
Torquati e gli altri firmatari negano poi di voler creare allarme sociale, mentre il presidente dell’Itb Italia (associazione imprenditori turistici balneari) Giuseppe Ricci esclama: «Dove sono gli operatori turistici? Qui si crea una discarica in mare e nessuno parla?».
Riego Gambini infine afferma: «Che non si parli più di Parco Marino del Piceno, o che non lo facciano più questi politici. Sarebbero incoerenti».

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