SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Opporsi all’installazione delle antenne di telefonia mobile, per un Comune, è impossibile. Le preoccupazioni per la salute pubblica legate all’inquinamento elettromagnetico sono in subordine rispetto alle esigenze di carattere nazionale riguardanti la copertura del segnale sul territorio, regolate dalle leggi specifiche.
Perciò un Comune può solamente regolare la dislocazione delle antenne delle varie compagnie, evitare congestionamenti in zone sensibili o già sovraccariche di fonti elettromagnetiche. Ma per fare questo in maniera funzionale occorre un Piano di localizzazione degli impianti di telefonia mobile, che a San Benedetto è in corso di realizzazione (vedi la determina del 12 settembre scorso per l’affidamento dell’incarico professionale).

Contrariamente alla vicina Grottammare, il Comune di San Benedetto infatti non ne era dotato, nonostante il problema dell’elettrosmog sia particolarmente sentito dai comitati e da Legambiente dalla fine degli anni ’90, anche per via di uno studio che ha dimostrato un aumento delle leucemie nei condomini che si affacciano su via Bianchi, sede di un elettrodotto collegato a una sottostazione ferroviaria.
I residenti di via Roma sono molto preoccupati, da quando sono iniziate le prime operazioni per l’installazione di una antenna di telefonia sul tetto di un palazzo che si affaccia sulla popolosa via del centro e sulla statale adriatica. Lunedì sera, in una affollata assemblea pubblica, hanno ascoltato l’intervento dell’assessore all’Ambiente, il Verde Paolo Canducci, e del consigliere comunale del Pd Lina Lazzari.
Canducci ha tracciato l’excursus autorizzativo dell’antenna, la cui richiesta di installazione è giunta in municipio nel 2006 dopo che un contratto di locazione con un condominio in via Calatafimi non è stato rinnovato. Autorizzazioni che, se gli impianti rispettano i limiti di legge sulle emissioni elettromagnetiche, non possono essere rifiutate. Non c’è concessione edilizia che tenga. Il Comune, al massimo, può solo ritardare la pratica richiedendo specificazioni e integrazioni. Ma alla lunga non può opporsi.
Oggi, nel 2009, l’iter è arrivato alle battute finali. Gettata la “prima pietra”, i residenti e il comitato di quartiere presieduto da Fabrizio Capriotti hanno cominciato la protesta anti antenna. «Abbiamo inviato alla compagnia telefonica una lettera di diffida a proseguire i lavori. Facciamo forza sul fatto che il Piano di localizzazione delle antenne è in fase di elaborazione, e perciò chiediamo alla compagnia di fermare i lavori e proporci una sistemazione alternativa».
Se la compagnia rifiuterà, il Comune intraprenderà una controversia legale. Fin qui quanto detto da Canducci in merito all’iter. Riguardo al Piano, lo ha definito uno strumento che può rendere il Comune «soggetto attivo e non passivo», ma «non è la panacea di tutti i mali». Lina Lazzari, rappresentando l’opinione di Legambiente, di cui è una storica esponente, ha parlato di «estremo ritardo da parte del Comune nel predisporre il Piano Antenne», sostenendo che sia «l’unico strumento di cautela, perché si basa su un monitoraggio che evita perlomeno la sovraesposizione di determinate zone cittadine».
Fra il pubblico, l’esperto di climatologia applicata Riego Gambini ha tenuto un accalorato intervento chiedendo di riflettere sulla necessità di un consumo più responsabile della telefonia mobile: «Siamo noi che chiediamo l’installazione di queste antenne, adottando il nostro comportamento e il nostro modello di consumo».
Una cittadina ha sollecitato il boicottaggio delle compagnie telefoniche e ha chiesto lumi sulla possibilità di una azione legale da parte dei condomini e dei vicini, in quanto la presenza di una antenna svaluterebbe economicamente la loro proprietà.
Sembrerebbe possibile richiedere il blocco dell’installazione con un ricorso d’urgenza in tribunale per “svilimento di proprietà”. Ma occorrerebbe che il ricorrente non abbia votato a favore dell’installazione in sede di assemblea di condominio. Condominio che riceve un non trascurabile canone d’affitto dalla compagnia telefonica. Un motivo in più per approvare il prima possibile il Piano comunale delle antenne, che prevede la precedenza delle installazioni sopra agli edifici pubblici. Almeno i canoni potrebbero finire così nelle casse pubbliche ed essere investiti per fare monitoraggi del rischio sulla salute umana e per i controlli sulle emissioni.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 1.227 volte, 1 oggi)