ASCOLI PICENO – Erano all’incirca in 1500, forse anche più, a manifestare sabato mattina contro la continua chiusura delle fabbriche, prima su tutte quella annunciata della Manuli con oltre 370 dipendenti in mobilità, che sta mettendo in ginocchio il territorio piceno e rischia di lasciare senza stipendio centinaia di famiglie. Con i lavoratori anche mogli, figli, genitori e amici, in marcia per le vie cittadine, dallo stadio Del Duca fino al Palazzo della Prefettura, dove sono rimasti per oltre due ore fino al termine della manifestazione, quando una loro delegazione è stata ricevuta dal Prefetto.

Nessun colore politico rappresentato, così come nelle intenzioni degli organizzatori del Coordinamento dei lavoratori; nessuna bandiera. Molti striscioni: “Per l’occasione e lo sviluppo insieme ce la possiamo fare”, “Dardanio non meriti il nome di tuo nonno”, “Il nostro Piano è il rientro, il vostro è il licenziamento”, “Per chi delocalizza, esproprio”, “Berlusconi, un tetto agli aquilani, un lavoro agli italiani”; quelli in rappresentanza delle varie fabbriche: Manuli, Pall, Maflov, Co-ver, Ykk, Barilla ed altri.

E poi la voce degli operai che hanno preso la parola: «Istituzioni, politici, Governo, non possono dimenticare il diritto al lavoro sancito dal primo articolo della Costituzione». «Siamo quelli che la crisi la avvertono più di tutti». E ancora : «In questi gioni di presidio ci siamo guardati in faccia, ci siamo confrontati. Le televisioni e le finzioni del mondo di oggi vogliono distrarci dai nostri diritti, ma dobbiamo capire che se siamo uniti riusciremo ad avere quello che vogliamo: un lavoro, per dare un futuro ai nostri figli».

Messaggi di cordoglio anche ai caduti di Kabul, unitamente a quelli per ricordare le numerose vittime sul lavoro; la solidarietà dei commercianti che hanno tenuto abbassate le serrande, delle parrocchie, del presidente della Provincia Piero Celani e del sindaco del Comune di Ascoli Guido Castelli, appena tornati da Spinetoli.

E anche a chi manifestava nel corteo di Spinetoli organizzato dai Sindacati è andato il messaggio dei lavoratori: «Il nostro abbraccio e il nostro saluto va anche a loro – hanno detto – che manifestano e lottano per le stesse cose nostre; noi non ci sostituiamo ai sindacati perchè abbiamo bisogno di loro, ma il nostro appello è quello di non lasciarsi condizionare da pressioni esterne se queste finiscono per distrarre l’attenzione dall’obiettivo principale: la difesa dei diritti dei lavoratori».

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